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I saldi di Atene, vende le Poste e il Pireo


di Luigi Offeddu

BRUXELLES — «Un anno fa abbiamo evitato il rischio della bancarotta. Ora tornare indietro non è permesso, e nessuna viltà può essere perdonata. Abbiamo un dovere verso il nostro popolo, quello di assicurare il cammino futuro» . Parole di George Papandreou, primo ministro greco, alla riunione d’emergenza tenuta ieri dal suo governo. La riunione è terminata dopo 7 ore, proprio mentre l’agenzia internazionale di rating Fitch declassava la Grecia di altri 3 punti, tuffando i suoi titoli di Stato fra quelli bollati come «spazzatura» . Sul tavolo del governo c’era e c’è un drammatico piano di privatizzazioni da 50 miliardi in 4 anni, ci sono cioè i «gioielli di famiglia» pronti alla vendita immediata, totale o per quote: i porti del Pireo e di Salonicco, le Poste, l’azienda delle telecomunicazioni Ote Telecom, le reti idriche di Atene e Salonicco, una grande e redditizia agenzia nazionale di scommesse. Bisognerà forse venderli, questi «gioielli» , e certamente inasprire i tagli alla spesa, per colmare almeno in parte l’immenso debito pubblico arrivato ormai al 150 per cento del prodotto nazionale lordo. Il piano di privatizzazioni verrà presentato «a giorni» in Parlamento, non è detto che venga approvato. Ma la sua approvazione è la condizione implicita perché Atene possa incassare a giugno la prossima rata — 12 miliardi — degli aiuti stanziati dall’Unione Europea e dal Fondo monetario internazionale. Se così non sarà, la «bancarotta» evocata da Papandreou potrà non essere più un fantasma, ma un orizzonte molto vicino, e concreto. Ancora parole del premier: un errore «sarebbe il fallimento» . Lo dicono anche altri indizi: per raccogliere ieri un po’ di denaro sul mercato (anche se ormai si viaggia quasi solo di rimessa, sull’onda dei prestiti europei) la Grecia ha dovuto offrire agli investitori rendimenti da primato sui suoi titoli decennali, e così lo spread — il divario di rendimento rispetto ai titoli omologhi tedeschi— ha superato il 17 per cento, livello che secondo vari esperti è pressoché insostenibile alla lunga distanza. Ma i mercati non hanno agitato soltanto i sonni dei governanti greci. L’agenzia Fitch, oltre ad aver declassato la Grecia, ha anche tagliato l’outlook del Belgio, cioè il giudizio in prospettiva sulla sua situazione economica. E poco prima, la sua collega Standard &Poor’s aveva fatto lo stesso con l’Italia. Nel frattempo, dopo lo scossone delle elezioni amministrative e delle dimostrazioni di piazza, anche il mercato finanziario di Madrid è entrato in tensione; e tornano a circolare voci incontrollabili su un’imminente crisi del debito spagnolo favorita da un attacco concertato della speculazione. Le Borse scricchiolano un po’ dovunque, l’euro perde altro terreno nei confronti del dollaro. La preoccupazione per ciò che accade nella zona Euro è arrivata anche al di là dell’Atlantico, a Wall Street, con qualche scossone ai listini. E come se non bastasse, ad accrescere il nervosismo generale arriva anche la fumata del vulcano in Islanda, con i timori per una chiusura degli aeroporti e i danni economici conseguenti.

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