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I russi di Tashir pronti all’offerta per Cavalli

di Paola Bottelli e Carlo Festa

Il gruppo russo Tashir prova a conquistare Roberto Cavalli. A due giorni dall'inizio delle sfilate di Milano moda donna, i riflettori sono puntati su Roberto Cavalli, la griffe fondata dallo stilista fiorentino. Verrebbero così confermate le indiscrezioni delle ultime settimane, raccolte in ambienti finanziari, secondo le quali la proprietà della maison starebbe esaminando eventuali offerte in arrivo dall'estero.
A puntare su Cavalli sarebbe il gruppo russo Tashir, una conglomerata che fa capo al magnate Samvel Karapetyan attiva soprattutto nell'immobiliare e nelle costruzioni (è il primo developer di centri commerciali a Mosca), già nota per il progetto lanciato qualche anno fa con il nome di "Casa Italia". Obiettivo: portare i marchi del made in Italy a due passi dalla Piazza Rossa e dal Cremlino (e Cavalli più di altri, visto che lo stile sexy che lo contraddistingue è amatissimo dalle donne russe delle classi più abbienti). Ma anche in metropoli dai nomi meno conosciuti come Orel, Saransk, Rostov-na-Donu, Nizniy Novgorod, Tambov, dove il gruppo Tashir possiede o sta per realizzare lussuosi shopping mall.
Ma Tashir non sarebbe l'unico grande gruppo estero a puntare su Cavalli. L'azienda fiorentina sarebbe in questo momento corteggiata anche da altre holding d'investimento. L'area di riferimento dei possibili compratori è nei Paesi emergenti: non soltanto la Russia, dove il brand della maison fiorentina è tra i marchi italiani più noti, ma anche la Cina.
Del resto, il dossier Cavalli è ormai da qualche mese sotto osservazione da parte di alcune banche d'affari straniere. I riflettori sono nuovamente puntati sulla griffe, dopo la mancata vendita del 2009 quando era stato quasi concluso l'accordo finale con il fondo di private equity Clessidra di Claudio Sposito, sfumato addirittura dopo la due diligence.
Ma la Cavalli di oggi è ben diversa da quella di tre anni fa. Grazie a una complessa riorganizzazione societaria sono infatti state fuse nella holding Erreci, fino a quel momento proprietaria delle licenze, le due scatole olandesi del gruppo. Nell'operazione è stata coinvolta anche la holding newyorkese, Art Fashion Corporation, attiva nella commercializzazione sul mercato statunitense, nella quale a propria volta sono state incorporate altre società. Infine, atto finale del riassetto, è stata creata la nuova Roberto Cavalli Spa, come risultato della fusione in Erreci della vecchia capogruppo operativa.
Ne è uscito un gruppo che, a fine 2010, ha raggiunto un giro d'affari superiore ai 170 milioni di euro (dei quali 120 milioni di vendite dirette e 54 milioni tramite licenze) con un margine operativo lordo di oltre 25 milioni (che nel 2011 dovrebbe superare i 30 milioni) e una posizione finanziaria netta aggregata negativa per circa 40 milioni.
Numeri in miglioramento e una struttura societaria sicuramente più comprensibile per un possibile compratore. Il vero nodo da sciogliere resta però quello del prezzo. Lo stilista Roberto Cavalli non ha mai fatto mistero, in passato, di voler essere valutato quanto i superbig del lusso internazionale, come Hermès: quindi intorno alle 16 volte il margine operativo lordo. In base a queste indicazioni la maison Cavalli potrebbe essere valutata circa 500 milioni di euro.
«Soltanto con una "proposta indecente" come quella del film con Demi Moore potrei farmi convincere a cedere l'azienda», dice Cavalli al Sole 24 Ore. «Almeno un miliardo di euro sarebbe la cifra che avrei in mente – aggiunge – ma in questo momento non c'è nulla di concreto sul piatto, anche se siamo corteggiati come sempre. Certo, nell'eventualità di cedere, penserei a una quota e non alla totalità dell'azienda. E dovrei concordare tutto, come al solito, con Eva e con i miei figli, che sarebbero contrari».
Sui russi di Tashir lo stilista fiorentino, impegnato in serata a stendere gli appunti del blog che aggiorna quotidianamente come se fosse un reality show, risponde che «è una barzelletta».
Tuttavia, le cessioni dell'ultimo anno – Bulgari, in primis, e Brioni – hanno insegnato che i multipli del lusso possono raggiungere livelli record. Ecco perché il vero ostacolo fra le mire dei gruppi stranieri e una possibile cessione della Roberto Cavalli resta il prezzo. Una cifra tra il mezzo e il miliardo di euro per la maison resta stratosferica. Chi potrebbe dunque metterla sul piatto? Le holding di investimento russe e cinesi hanno già dimostrato, in passato, di avere la forza finanziaria per fare offerte del genere.

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