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I ritardi sui rimborsi di Banca Etruria «La decisione ora è solo politica»

ROMA Che fine hanno fatto i provvedimenti per rimborsare i risparmiatori raggirati dalle quattro banche fallite (Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti)? «Chi è stato truffato avrà i soldi fino all’ultimo centesimo», garantisce il premier Matteo Renzi in tv da Barbara D’urso. Ma il dpcm (decreto presidenza del consiglio) e il decreto interministeriale (Economia-Giustizia) previsti dalla legge di Stabilità approvata lo scorso dicembre, devono ancora essere emanati dal governo. Che ha tempo fino al 31 marzo, anche se, fin da gennaio, aveva promesso che lo avrebbe fatto prestissimo, nel giro di qualche settimana. E ora a sollecitare il presidente del Consiglio non sono solo le associazioni dei consumatori, ma anche un viceministro dell’Economia: Enrico Zanetti, che sempre ieri in tv ( In mezz’ora su Rai 3 e SkyTg24 ), ha sollevato il caso, parlando di un presidente del Consiglio che su questo tema appare «più un temporeggiatore che un rottamatore».
Dei due provvedimenti previsti, il primo, il dpcm, dovrebbe regolare la composizione e il funzionamento dei collegi arbitrali che, sotto la regia dell’Autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, dovrebbero esaminare caso per caso le richieste di rimborso dei sottoscrittori delle obbligazioni subordinate che hanno perso tutto. Il decreto interministeriale dovrebbe invece disciplinare criteri e modalità degli stessi rimborsi, tenuto conto che per ora è stato previsto un fondo di 100 milioni di euro.
«Il Dpcm, che descrive la cornice di tutta l’operazione, deve essere emanato dalla presidenza del Consiglio», sottolinea Zanetti , aggiungendo di non sapere come spiegare questo ritardo: «Anch’io non comprendo come mai da un paio di settimane non andiamo in consiglio dei ministri a chiudere. Per fare il più in fretta possibile, il lavoro tecnico è stato completato. La scelta ora è a livello politico». Secondo il viceministro ci sono in particolare alcuni nodi che devono essere sciolti: i requisiti per essere nominati nei collegi arbitrali; quali criteri fornire allo stesso arbitro, quanto cioè vincolare il suo potere discrezionale a parametri predefiniti nei provvedimenti; come regolarsi rispetto alla capienza del fondo di 100 milioni, che potrebbe rivelarsi insufficiente, soprattutto se alla fine si deciderà per il rimborso integrale nei casi più gravi (per esempio, la mancanza del contratto scritto di acquisto delle obbligazioni subordinate), anche oltre il tetto dei 100mila euro attualmente fissato a garanzia dei depositi bancari. Secondo Zanetti questo tetto dovrebbe valere pure sui rimborsi, ma il punto pare che sia ancora in discussione.
A rallentare l’emanazione dei provvedimenti sono stati anche altri due problemi. 1) Il governo vuole essere certo di intervenire con provvedimenti che siano al riparo da contenziosi. Per questo a un certo punto aveva pensato di ricorrere a un decreto legge, ma poi è tornato sui suoi passi e ora sta verificando con il Consiglio di Stato che il dpcm e il decreto interministeriale siano a prova di ricorsi. 2) Il coinvolgimento dell’Autorità anticorruzione, ha richiesto comunque di studiare come la nuova Authority si debba interfacciare su questa materia con le competenze assegnate dalla legge alla Banca d’Italia e alla Consob. Senza contare che lo stesso Cantone ha posto un problema di rafforzare le risorse e il personale di cui dispone.
Mercoledì al ministero dell’Economia ci dovrebbe essere una delle periodi riunioni nelle quali il ministro, Pier Carlo Padoan, fa il punto con i viceministri, i sottosegretari e la Ragioneria generale. Al centro della discussione è probabile che ci sarà la lettera di richiamo sui conti pubblici in arrivo da Bruxelles. I collaboratori di Padoan minimizzano, assicurando che dalla commissione europea non arriverà niente di ultimativo. Ma una piccola manovra bis (3-4 miliardi) nel 2016 non è esclusa. Il governo dovrà quindi concentrarsi su questa e sul Def (Documento di economia e finanza) per il 2017, da presentare ad aprile. Ecco perché, insiste Zanetti, prima si chiude la partita dei rimborsi e meglio è.
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