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I ritardi gravi calano di un terzo

Le imprese vedono un leggero miglioramento delle modalità d’incasso. Secondo un report di Euler Hermes, a livello mondiale si attende un calo di circa un terzo dei casi di grave ritardo, mentre nel 2015 dovrebbero diminuire di qualche punto percentuale anche i fallimenti. La situazione dei pagamenti tra le imprese resta difficile per l’elevato numero di insolvenze, che rimangono il 12% sopra i livelli pre-crisi.

Segnali di miglioramento dal fronte dei pagamenti tra le imprese. Quest’anno a livello mondiale diminuiranno i casi di grave ritardo, quelli oltre i 90 giorni dalla scadenza concordata. La flessione prevista è del 30% ed è la prima volta che si registra un calo dal 2011. Rimane sostanzialmente stabile il numero dei giorni di incasso di un credito (Dso) che raggiungeranno in media quota 73 (+1 sul 2013). Il prossimo anno si dovrebbe anche assistere a un calo del 3% dei casi di fallimento.
Queste le indicazioni che emergono dall’ultima edizione del report «Business involvency worldwide» realizzato da Euler Hermes, società di assicurazione crediti del gruppo Allianz, con i dati preliminari per l’anno in corso e le previsioni per il 2015. «Il numero delle insolvenze in tutto il mondo è ancora il 12% sopra i livelli pre-crisi e rimangono le turbolenze nel credito tra le imprese», segnala Ludovic Subran, Chief Economist di Euler Hermes.
In forte crescita il numero dei mancati pagamenti, in aumento del 23 per cento. Un aumento dovuto alle difficili situazioni di Russia e Cina. Nella prima superpotenza «l’economia ha buoni fondamentali ma rallenta la crescita perché messa alle strette dal basso prezzo del greggio e dal rublo debole, che da inizio anno si è svalutato del 35-40% – spiega Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia -. Le aziende che non hanno una presenza in loco e si limitano ad esportare talvolta rinegoziano con il cliente le condizioni. Per il food, la moda e alcuni macchinari gli ordini vengono rivisti». C’è poi l’effetto sanzioni, con alcune banche e grandi società locali che pagano di più prodotti e servizi per l’impossibilità ad accedere a crediti di lunga durata. «Le valute estere costano di più e questo diventa un altro handicap per il made in Italy, anche alla luce della cautela delle banche straniere», aggiunge Ferlenghi. In Cina invece le sofferenze bancarie nel terzo trimestre hanno segnato un nuovo record negativo, ritornando ai livelli di dieci anni fa, alimentando così i timori di un rallentamento dell’economia del colosso manifatturiero. Campanelli d’allarme per il made in Italy che mira ad espandersi in quei mercati.
A livello globale il miglioramento nell’affidabilità è confermato dal trend del Global insolvency index elaborato dall’ufficio studi di Euler Hermes. Secondo i dati preliminari quest’anno (il 2000 è base=100) raggiungerà quota 110 e il prossimo 107 contro il picco di 144 segnato nel 2009.
Le turbolenze non diminuiscono e le imprese adottano contromisure per minimizzare i rischi. «Quando la merce è pronta per la consegna e vediamo che il cliente allunga i tempi per il ritiro iniziamo a pensare a qualche difficoltà – spiega Massimiliano Messina, presidente di Flou (arredamento) -. Quando poi si lavora con i mercati emergenti chiediamo il saldo prima della spedizione».
Qualche buona notizia per l’Italia: i crediti scaduti e non ancora saldati a fine anno, secondo i dati preliminari di Euler Hermes, si dimezzano, mentre i mancati pagamenti dovrebbero diminuire del 26 per cento. Segnali che vengono letti come molto positivi, perché ottenuti in un mercato sfavorevole, segnato da un calo della domanda interna, con una fiducia in flessione e persistenti difficoltà nell’accesso al credito. Il merito è delle esportazioni che si rafforzano e su base annua (lo dice l’Istat) riescono a mettere a segno un +7,4%, il migliore dato dal gennaio 2013. Si aggrava invece lo stato di sofferenze delle aziende che non beneficiano del traino dell’export: lo evidenzia il trend dei fallimenti previsti in aumento,+10% a 15.600 casi a fine anno.
«Dopo tre anni di recessione, il 2015 dovrebbe essere l’anno della ripresa, seppur lieve. Le nuove misure recentemente adottate dal Governo insieme alla vivacità dell’export e alla ripresa dei consumi interni contribuiranno al ritorno del Pil in terreno positivo, al +0,3%», aggiunge Subran.
Spiragli di miglioramento si vedranno solo dal prossimo anno, ancora una volta grazie all’export aiutato dall’euro debole. Il report evidenzia un ritorno della fiducia degli italiani che potrebbe innescare una ripresa dei consumi e degli investimenti dopo un quadriennio di flessione. Resta da risolvere il nodo del credit crunch che dovrebbe diminuire grazie alle manovre della Bce.
Non si profila invece nessun miglioramento sui tempi d’incasso che rimarranno, in media, intorno ai cento giorni. Solo in pochi settori si riesce a scendere sotto i tre mesi: tra questi c’è l’automotive, l’unico in cui si rispetta la direttiva europea dei pagamenti con il saldo a 48 giorni, l’agroalimentare (75) e il commercio a 87 giorni. Tempi lunghi per l’edilizia, la chimica e l’Ict dove si superano i 4 mesi.
«I tempi d’incasso in Italia restano lunghi e inoltre si soffre per una stretta creditizia che non ha paragoni al mondo», sottolinea Messina. Per ridurre i possibili rischi l’impresa brianzola ha adattato ai tempi il modello di valutazione dei clienti. «Prima l’affidabilità era misurata anche in base al patrimonio immobiliare – continua – ora valutiamo la capacità di fare cassa».

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