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I ricavi Fca salgono a 27,4 miliardi ma sull’utile pesa l’effetto richiami

MILANO L’utile industriale c’è, e in decisa crescita. Ci sarebbe, a sua volta in aumento, anche un buon utile netto. Che alla fine diventa però una perdita. Ed è la stretta sui controlli Usa firmata Nhtsa, l’agenzia Usa per la sicurezza stradale, a mandare in rosso i conti trimestrali di Fiat Chrysler Automobiles e ad affossare il titolo in Borsa.
Succede che il gruppo guidato da Sergio Marchionne chiude il periodo luglio-settembre con tutti i principali indicatori in miglioramento. Sale il fatturato: 27,468 miliardi di euro, +17%. Sale il margine operativo: 1,3 miliardi, +35%. E salgono, in teoria, i profitti netti: da 230 a 303 milioni. Peccato che intanto negli Stati Uniti — insieme a Ferrari e alla componentistica principale traino della redditività 2015 — la stessa attività che ha portato allo scoperto lo scandalo Volkswagen abbia visto la Nhtsa «pressare» tutte le case automobilistiche. Fca non ha fatto eccezione. Massicce campagne di richiamo, multe anche salate. Morale: «A seguito del recente aumento dei costi e della frequenza» di quelle campagne, «il gruppo ha rivisto la metodologia utilizzata per la stima dei costi dei richiami futuri». Una botta, in termini di accantonamenti, da 761 milioni. Diventano 602 al netto delle tasse, ma mandano comunque in rosso il terzo quarter : perdita di 299 milioni dove, un anno fa, c’era un utile di 188 milioni.
Non ci saranno conseguenze sulle stime per l’intero esercizio, già riviste al rialzo e che ora Marchionne conferma. «Non cambiano programmi e obiettivi», né per questo, né per il dieselgate, né per il rallentemento in Cina o per l’aumento del costo del lavoro post contratto Usa. «Il business è in salute», dice il leader di Fca, dunque gli obiettivi restano i 4,8 milioni di auto consegnate, i 110 miliardi di euro di ricavi, un utile operativo attorno agli 1,2 miliardi (ma « adjusted », per cui anche qui occorrerà vedere l’effetto-richiami), un indebitamento netto industriale che grazie alle operazioni su Ferrari si attesterà tra i 6,6 e i 7,1 miliardi (e non tra 7,5-8 miliardi).
Eppure, anche se in conference call gli analisti sfiorano a malapena la questione, la perdita da accantonamenti diventa subito «il» tema per le Borse. A Milano Fca perde fino al 5% prima di chiudere a -2,2%. A Wall Street apre a -4%. E là, a New York, a una settimana esatta dall’esordio-boom anche Ferrari paga uno scotto La trimestrale è in forte crescita (94 milioni di utili, +62%), gli obiettivi sono confermati, Marchionne ribadisce che «l’esclusività del brand» è un obbligo pur se «sarebbe un delitto non estrarne valore supplementare», ma per la seconda volta consecutiva il titolo va sotto i 52 dollari del collocamento (ha sfiorato i 50, mentre martedì aveva poi chiuso a 53,85).
È una volatilità legata, probabilmente, alla scarsità di titoli in circolazione. Si rimedierà in gennaio (si parla del 4): con la scissione e la quotazione secondaria a Milano l’aumento del flottante darà un’idea più realistica delle valutazioni di mercato. Quel mercato che peraltro, sul fronte Fca, ha sempre gli occhi puntati sul consolidamento promesso dal big boss. Lui: «Non ha senso fare speculazioni sul “con chi parla Marchionne”». Ma: «Lasciamo lavorare l’industria. Diamole tempo: succederà».

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