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I rialzi di Borsa si incagliano sui timori per le trimestrali

Se sul fronte macro i risultati delle politiche espansive tardano ad arrivare, su quello micro c’è poco da festeggiare: in Europa cresce il numero delle società che annunciano tagli di dividendi e nel contempo aumentano i timori di un terzo e quarto trimestre in frenata per molti colossi industriali. Ecco perchè anche ieri i listini del Vecchio Continente, dopo i rialzi di venerdì, hanno chiuso in territorio negativo, benchè sopra i minimi di giornata. Milano ha ceduto lo 0,78%, Parigi lo 0,95%, Francoforte lo 0,52%, Londra lo 0,24%, Madrid l’1,12%. Già anche l’S&p 500: -0,22%. Un po’ più tonico il mercato obbligazionario: lo spread italiano è rimasto in area 355 (dai 350 di venerdì) con il tasso del decennale sceso lievemente dal 5,12% al 5,10 per cento.
A sentire i commenti di molti operatori, in questi giorni i mercati appaiono in stand-by. Difficile pensare di sovrappesare le posizioni su un mercato azionario, come quello europeo (Stoxx 600), che ha guadagnato più del 17% dai minimi estivi. «Non c’è voglia di rischiare troppo, perchè nessuno crede ci sia spazio per un allungamento del rally visto quest’estate», spiega uno dei principali gestori italiani. D’altra parte, molti investitori, che nei mesi scorsi hanno puntato su un collasso dell’Eurozona scommettendovi al ribasso, ora si stanno ricoprendo. L’effetto è quello che vediamo: un mercato incerto. Lo stesso Vix, l’indice della volatilità implicita dell’S&P 500, barometro tra i più seguiti per misurare “la paura” degli investitori, è sceso sotto la quota di 20 punti base in giugno e da allora ha messo in serie 14 chiusure settimanali consecutive sotto quel livello chiave.
Un po’ di fibrillazione, in verità, la sta provocando soprattutto l’earning outlook europeo, che dopo essersi stabilizzato in agosto ora torna a peggiorare. Secondo i dati Thomson Reuters Datastream, l’Earnings momentum (upgrade meno downgrade) delle blue chips europee è tornato in territorio negativo dopo aver dato segni di ripresa in agosto. Gli allarmi vengono dalle società stesse: Telekom Austria ha quasi azzerato il suo dividendo per il 2012 (da 0,38 a 0,05 euro) a causa delle difficili condizioni macro. E ben presto, secondo fonti di stampa, potrebbe muoversi anche France Telecom.
Insomma, le prospettive appaiono poco rosee. Anche la fiducia delle imprese tedesche, riassunta nell’indice Ifo, è risultata in calo per il quinto mese di fila (a quota 101,4 da 102,3 di agosto) e ha toccato così il livello più basso da marzo 2010. Non è stata certo una bella notizia – tanto che all’annuncio il Dax è sceso insieme all’euro contro il dollaro mentre i futures del Bund hanno preso quota – ma va anche detto che metà delle risposte alle interviste (circa 7mila) degli economisti dell’Ifo sono arrivate prima dell’esito della sentenza tedesca sull’Esm. Il valore segnaletico del dato, pur meritevole d’attenzione, appariva limitato. Tuttavia i gestori hanno scelto la via delle vendite moderate di asset rischiosi e dell’acquisto di beni rifugio. Sono stati così premiati i Bund, il cui rendimento, sulla scia della buona domanda, è sceso dall’1,59% all’1,56%. Ad entrare nei portafoglio degli investitori, infine, sono stati anche i titoli francesi. Parigi ha venduto ieri 6,7 miliardi di titoli a 3, 6 e 12 mesi con rendimenti in calo rispetto all’asta precedente con una domanda quasi tripla.

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