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I requisiti per stare nell’Albo

Studio, telefono, partita Iva, cinque affari l’anno. Ancora: Pec, polizza assicurativa, in regola con i contributi dovuti all’ordine e alla Cassa di previdenza e con l’aggiornamento professionale. È l’identikit dell’avvocato che esercita la professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. E che quindi non è soggetto a cancellazione dall’albo. A stabilire i requisiti per lo svolgimento della professione forense è lo schema di decreto ministeriale concernente il «Regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione, a norma dell’art. 21, comma 1, della legge 31 dicembre 2012, n. 247», inviato dal ministero della giustizia al Consiglio nazionale forense per il relativo parere, e anticipato da ItaliaOggi del 4 febbraio 2015, insieme allo schema di dm che regolamenta il tirocinio. Entriamo nel dettaglio.

L’accertamento dell’esercizio della professione. Lo schema di dm messo a punto dal ministero della giustizia stabilisce anzitutto le modalità di accertamento dell’esercizio della professione in modo effettivo, continuativo e prevalente. Il Consiglio dell’ordine, ogni tre anni, verifica infatti, con riguardo a ciascuno degli avvocati iscritti all’albo, (anche a norma dell’articolo 6 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96), la sussistenza dell’esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. La verifica, però, non è svolta per il periodo di cinque anni dalla prima iscrizione all’albo. Entrando nel dettaglio, la professione forense è esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente quando l’avvocato: è titolare di una partita Iva attiva; ha l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi; ha trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista; è titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al consiglio dell’Ordine; ha assolto l’obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio nazionale forense; ha in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione; ha corrisposto i contributi annuali dovuti al consiglio dell’ordine; ha corrisposto i contributi dovuti alla Cassa di previdenza forense. I requisiti devono ricorrere congiuntamente. Il ministero, poi, stabilirà con decreto da adottarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento, le modalità con cui ciascuno degli ordini circondariali individua, con sistemi automatici, le dichiarazioni sostitutive da sottoporre annualmente al controllo a campione.

Cancellazione dall’albo. L’art. 3 del regolamento disciplina la cancellazione dall’albo, che è disposta quando il consiglio circondariale accerta la mancanza di uno dei requisiti indicati e l’avvocato non dimostra la sussistenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi. Il Consiglio dell’Ordine, prima di deliberare la cancellazione dall’albo, invita l’avvocato, a mezzo Pec o con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a presentare eventuali osservazioni entro un termine non inferiore a 30 giorni. L’avvocato che ne fa richiesta è ascoltato personalmente, mentre la delibera di cancellazione è notificata entro 15 giorni all’interessato.

Nuova iscrizione all’albo. Il decreto ministeriale regolamenta, infine, la nuova iscrizione da parte dell’avvocato cancellato dall’albo, che ha il diritto di esservi nuovamente iscritto qualora dimostri di avere acquisiti i requisiti necessari. L’avvocato, però, deve aspettare che siano decorsi 12 mesi da quando la delibera di cancellazione è divenuta esecutiva.

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