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I reati tributari al capolinea

Niente penale per le condotte dei contribuenti che non integrano le fattispecie di reato così come oggi «revisionate». La sezione penale della Corte di cassazione, infatti, sta pronunciando le prime sentenze con le quali esclude la configurazione dei reati per condotte integranti i reati come delineati dalla vecchia normativa.

Le decisioni della Corte di cassazione. Con la revisione del sistema penal-tributario, tra l’altro, sono state innalzate le soglie di rilevanza penale per i reati di dichiarazione infedele (art. 4 dlgs 74/2000) e di omesso versamento dell’Iva (art. 10-ter dlgs 74/2000). Prima dell’entrata in vigore del dlgs 158/2015 le fattispecie delittuose in commento si configuravano qualora, oltre ad altri specifici elementi richiesti da ciascuna norma, il contribuente rispettivamente evadesse imposte per un importo superiore a euro 50 mila o omettesse di versare l’Iva per euro 50 mila. Dal 22 ottobre 2015, invece, tali reati si configurano qualora il contribuente evada imposte per il maggior importo di euro 150 mila e ometta il versamento dell’Iva per euro 250 mila. In virtù dell’operare del principio del favor rei la Corte di cassazione ha escluso che le condotte dei contribuenti, seppure integranti le fattispecie di reato in ragione delle norme in vigore al momento della commissione del fatto, abbiano oggi rilevanza penale alla luce delle nuove disposizioni, ciò in quanto le condotte tenute non superano le soglie attualmente rilevanti ai fini dell’integrazione del reato (Cass. 891/2016 e 3098/2016). Anche con riferimento al reato di dichiarazione infedele conseguente a comportamenti ritenuti abusivi/elusivi, ascritti al contribuente per condotte tenute prima dell’entrata in vigore del nuovo art. 10-bis dello Statuto del contribuente, la Corte di cassazione ha affermato che questo non può essere oggi contestato all’imputato in quanto per espressa previsione normativa è esclusa la rilevanza penale delle fattispecie di abuso/elusione (Cass. 3876/2016 e 40272/2015).

Le linee guida della revisione del sistema penal-tributario. L’art. 8 della legge 23/2014 ha «delegato (il governo) a procedere alla revisione del sistema sanzionatorio penal-tributario secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti». Con tale disposizione, inoltre, il governo è stato chiamato «all’individuazione dei confini fra la fattispecie di elusione ed evasione fiscale e delle relative conseguenze sanzionatorie». Con il titolo I del dlgs 158/2015 da un lato è stata rafforzata la tutela verso comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e all’utilizzo di documentazione falsa (punibili con la pena detentiva da un minimo di sei mesi a un massimo di sei anni) dall’altro sono state mitigate le risposte sanzionatorie penali per i fatti privi di connotati di fraudolenza in senso oggettivo. Con il dlgs 128/2015, e in particolare con l’art. 1, è stata introdotta la nuova fattispecie di abuso/elusione e con riferimento agli aspetti sanzionatori è stato previsto che «le operazioni abusive non danno luogo a fatti punibili ai sensi delle leggi penali tributarie» ferma restando l’applicazione delle sanzioni amministrative.

Il favor rei. L’art. 2 del codice penale, prevede tra l’altro, che «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore non costituisce reato». Ciò sta a significare che qualora un contribuente fosse stato incriminato sulla base delle vecchie disposizioni del dlsg 74/2000 per condotte oggi non più integranti reato questo non può più essere perseguito penalmente.

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