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I quattro richiami di Visco

Più patrimonio, meno dividendi; aumentare la redditività e sciogliere i nodi della governance. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha illustrato con chiarezza l’agenda delle banche italiane nel recente incontro Assiom Forex di Bergamo. Al netto delle considerazioni sul Monte dei Paschi di Siena — e sul ruolo di vigilanza svolto da via Nazionale — i signori del credito si sono visti indicare una strada ancora in salita a dispetto di quanti ritengono che il più sia stato fatto.
Patrimonio
«Per i cinque maggiori gruppi bancari, che dal 2011 hanno raccolto sul mercato capitale di rischio per oltre 17 miliardi — ha detto Visco — il core tier 1 ratio è cresciuto in media dal 5,7 per cento al 10,8 per cento; l’indicatore si attesta all’8,8 per cento per gli altri gruppi bancari e al 13,8 per cento per le banche minori, prevalentemente di credito cooperativo. La situazione patrimoniale degli istituti minori è nel complesso adeguata. Alcuni gruppi di grandi e medie dimensioni devono ancora proseguire nel percorso di ampliamento dei mezzi propri. Il rafforzamento patrimoniale permetterà l’allineamento alle regole di Basilea 3 e il rispetto degli obiettivi che saranno fissati nell’ambito delle valutazione del profilo di rischio complessivo delle banche».
La sintesi è chiara: se Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare e Ubi hanno pressoché raddoppiato il valore dell’indicatore più delicato sul fronte della liquidità e le Bcc, per il tipo di attività che le caratterizza, possono mediamente contare su valori ben più alti della media, è nel mezzo che manca ancora qualcosa. Ed è lì che Banca d’Italia attende i rafforzamenti annunciati. Tra gli istituti più importanti di questa fascia, rileviamo che al 30 settembre scorso Carige aveva un core tier 1 al 6,5 per cento, Bper all’8,29, PopMilano all’8,91 per cento.
Dividendi
Ogni socio punta alla remunerazione del proprio investimento. Ma il governatore ha ricordato che «l’eventuale pagamento di dividendi non dovrà avvenire a valere sulle riserve patrimoniali; dovrà essere compatibile con il rispetto degli obiettivi di capitalizzazione indicati alle banche al termine dell’annuale processo di revisione e valutazione prudenziale».
Solo un anno fa, sul dividendo di Intesa si aprì un confronto serrato tra management e principali soci, le fondazioni di origine bancaria che da quel dividendo traggono la ragione principale del loro esistere. Le incertezze legate al pagamento della cedola, in un momento ben più drammatico dell’attuale, vennero vinte dopo un ampio giro di consultazioni attingendo alla Riserva straordinaria per 821,6 milioni di euro. All’epoca Intesa Sanpaolo chiuse il bilancio 2011 con un risultato netto negativo per 7,6 miliardi e la distribuzione della cedola venne allora giustificata con «l’aumento di capitale realizzato lo scorso anno», con cui società e gruppo «possono vantare una adeguata patrimonializzazione». Resta il chiaro monito del governatore: prima rafforzare il patrimonio, poi pagare le cedole. E oggi questo vale per molti. Grandi, ma soprattutto medi e piccoli istituti.
Sul fronte della distribuzione degli utili, Visco ha puntato il dito anche contro i bonus al management: «I premi devono essere legati al conseguimento di risultati stabili, non dovuti semplicemente a eventi di natura straordinaria». E ha introdotto un’ipotesi estremamente interessante: la restituzione di quanto ricevuto dai manager come premio di risultato…
Redditività
Visco non concede anticipazioni, si ferma all’analisi dei conti al 30 settembre scorso, che riportiamo in estrema sintesi nella tabella di questa pagina: «La redditività dei maggiori gruppi bancari — ha sottolineato il Governatore — è bassa: nei primi nove mesi dello scorso anno il rendimento del capitale e delle riserve, al netto delle poste straordinarie connesse con le svalutazioni degli avviamenti, è stato di poco superiore al 3 per cento su base annua». Difficile credere a un sensibile miglioramento nell’arco dell’ultimo trimestre del 2012. Bassi volumi di intermediazione e perdite in crescita sui prestiti condizionano la profittabilità degli istituti di credito. E se anche Visco sottolinea che le redditività «sono comunque destinate ad attestarsi su livelli inferiori rispetto a quelli, non sostenibili, del periodo precedente la crisi», implicitamente suggerisce un nuovo passo alle banche italiane, che devono rapidamente individuare un modello di sviluppo sostenibile per i prossimi anni.
Governance
Patrimonio, dividendi e redditività sono al centro dell’attenzione della Banca d’Italia. Argomenti «ineludibili», li ha definiti il Governatore. Ma, ha detto Visco, «andrà affrontata altresì, con la lungimiranza che è richiesta a tutte le parti coinvolte, la questione della qualità degli assetti proprietari e di governo societario». Il caso Mps è alle cronache come esempio di cattiva gestione. Il ruolo dei proprietari, in questo caso la Fondazione, non è secondario. E altrove? Le esigenze delle fondazioni, si è visto, non sempre collimano con la visione del management. Anche nelle banche di minor dimensione ci sono governance ad alto rischio. Il caso della Banca Popolare di Milano, che ha intrapreso un cammino di trasformazione societaria da istituto mutualistico a società per azioni è esemplificativo di un sistema inadatto alla realtà odierna. Le diverse banche popolari quotate dovrebbero individuare a quale delle due anime rispondere, quella mutualistica delle cooperative dell’Ottocento — che ha tutt’oggi straordinari pregi — o quella capitalistica legata alla quotazione di Borsa? Sono legittime entrambe, ma il condominio genera incongruenze sempre più evidenti.

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