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I punti deboli del sovraindebitamento

A distanza di quasi un anno, la disciplina del sovraindebitamento subisce un vero e proprio restyling. Difatti, l’articolo 18 del Dl 179/2012 (convertito nella legge 221/2012), ha integrato, corretto e ampliato il capo II della legge 3/2012 in tema, appunto, di crisi da sovraindebitamento.
Si hanno ora tre possibili procedimenti, piuttosto articolati e macchinosi che si possono definire come un ibrido tra il concordato preventivo e l’accordo di ristrutturazione dei debiti. I procedimenti sono:
eun accordo di ristrutturazione dei debiti raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti;
run piano del consumatore; tuna procedura alternativa di liquidazione dei beni della durata di quattro anni.
Il primo e l’ultimo di questi procedimenti possono essere attivati sia dagli imprenditori non assoggettabili a «procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo» sia dai professionisti intellettuali che dai consumatori. Il secondo è riservato in via esclusiva ai consumatori. Tra i soggetti che possono usufruire delle procedure sono da considerare anche l’imprenditore agricolo sovraindebitato e le start-up innovative (articoli 25 e 31). Presupposto oggettivo per l’accesso alle procedure di composizione della crisi è il sovraindebitamento del debitore.
Con il Dl 179/2012 sembra finalmente fugato ogni dubbio sul fatto che la composizione della crisi da sovraindebitamento costituisca una procedura concorsuale, nella quale v’è il concorso di tutti i creditori. Procedura concorsuale quale anche la liquidazione del patrimonio. Pertanto, l’istituto in esame da strumento prettamente negoziale (che impegna solo i creditori aderenti) si è trasformato con il decreto in uno strumento di tipo «concordatario» e cioè vincolante anche per i creditori che non vi hanno preso parte. Nel piano del consumatore non è invece richiesta l’adesione o approvazione dei creditori, essendo demandata l’omologazione del piano ad una pura valutazione giudiziale di meritevolezza del consumatore, fattibilità e convenienza della proposta. Le omologazioni dell’accordo e del piano devono essere effettuate dal giudice entro sei mesi dalla presentazione della proposta.
Altra novità è la «esdebitazione» ossia la possibilità, per il debitore persona fisica, di ottenere la cancellazione dei debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali e non soddisfatti, in modo da consentire al debitore il fresh start e, quindi, il suo ritorno sul mercato.
A «sorvegliare» i procedimenti, v’è, oltre al giudice, l’organismo di composizione della crisi con un ruolo che si espone a più di un dubbio. Difatti lo stesso, da un lato, assume ogni iniziativa funzionale alla predisposizione del piano di ristrutturazione e alla esecuzione dello stesso mentre, dall’altro lato, deve verificare la veridicità dei dati contenuti nella proposta e nei documenti allegati e attestare la fattibilità del piano. Quindi, con possibili conflitti di interesse con il debitore.
Nonostante le novità del decreto, resta sempre il dubbio sulla reale utilità della disciplina del sovraindebitamento, frutto di un non felice compromesso tra la procedura di concordato preventivo e quella degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182-bis della legge fallimentare. Sarebbe stato forse più utile consentire l’accesso a quest’ultima procedura a soggetti quali, il debitore civile e/o il consumatore e/o il piccolo imprenditore nonché alle start- up.
I procedimenti di sovraindebitamento, con le numerose regole procedimentali e autoritarie, non sembrano costituire una disciplina conveniente sia per i debitori, privi di adeguata organizzazione, sia per i creditori. A questi ultimi si fa infatti divieto, sino alla omologazione, di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali o azioni cautelari, come anche il divieto sull’acquisto dei diritti di prelazione sul patrimonio del debitore. Creditori con causa di prelazione che possono anche essere falcidiati del loro credito, con la previsione di una moratoria per il pagamento fino a un anno dalla omologazione del piano. È previsto invece il pagamento integrale (anche dilazionato) dei crediti impignorabili, dei «tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, del l’Iva e delle ritenute operate e non versate».

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