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I provider diventano produttori

L e giovani generazioni? Roba vecchia. Oggi il business si gioca sui giovanissimi. Anche in tv, o in quello che sta diventando la fruizione televisiva, sempre più attratta e modificata dall’invasiva presenza di Internet. La conferma è arrivata la scorsa settimana, quando Netflix ha annunciato l’accordo con Disney che porterà in streaming, ovvero visibili attraverso il web, gli episodi di Jake e i pirati dell’isola che non c’è, che nel settore pare essere un must
I soliti sospetti
L’accordo comprende la maggior parte dell’offerta Disney junior ed è un segnale chiaro del cambiamento in atto. Non solo in America. Al di là dell’Atlantico Netflix dichiara 27,9 milioni di abbonati da dieci dollari al mese, a cui offre tutta una serie di programmi che vanno dallo sport ai cartoni animati, dal cinema alla fiction. Alcuni programmi vengono acquisiti da Netflix, altri prodotti direttamente, come nel caso del recente House of Cards, con Kevin Spacey, costato un investimento di 76 milioni di euro. Netflix, che non è ufficialmente raggiungibile dall’Italia, è però al centro della discussione di tutti i produttori di contenuti video. Anche dei big del cinema, che si troveranno da mercoledì a Cannes per il festival, al punto che la scorsa settimana il quotidiano Le Monde ha sentenziato che: «grazie a Internet il telespettatore si sottrae alla dittatura della programmazione. Non deve più attendere che un film passi in tv o setacciare una videoteca per trovare il dvd che vuole vedere…». Senza vincoli di spazio, di tempo e di fruizione. La rete arriva ovunque e il ripensamento del proprio business da parte dei grandi produttori televisivi, anche di casa nostra, dalla Rai a Mediaset fino a Sky Italia, è in atto da tempo.
Vimeo apre allo sport
YouTube è uno straordinario distributore di contenuti video via web, ma sul mercato italiano inizia a farsi largo anche Vimeo, ricercato dagli amanti dello sport vista l’offerta della produzione Espn, con il cliccatissimo Survive and advance, dedicato a Jim Valvano. Sulla tv via web hanno puntato anche Apple, Telecom Italia e Amazon. Gli inventori del Kindle, non contenti di essere il più grande supermercato non alimentare online, puntano ora alla produzione di contenuti web. È il caso della serie Onn (Onion news network). Il lancio dell’episodio pilota è avvenuto lo scorso aprile e sembra aver incontrato il favore del web-spettatore, tanto che la serie di 14 episodi diverrà presto disponibile.
Accelerazione italiana
«I new media digitali continuano a crescere anche in Italia — spiega Riccardo Mangiaracina, responsabile della ricerca New Media & New Internet del Politecnico di Milano — ad un ritmo elevatissimo: +90 per cento tra raccolta pubblicitaria e ricavi pay da un anno all’altro». Va considerato poi che le connected Tv rappresentano ancora un potenziale non sfruttato: sono 2.500 in Italia, in crescita del 120 per cento nel 2012, anche se solamente il 18 per cento di queste risultano connesse. Crescite con percentuali tumultuose, anche se i numeri assoluti sono in Italia ancora lontani dall’esperienza quotidiana negli Usa. Ma il cambiamento è avviato, anche nei comportamenti. Lo rileva proprio la School of management del Politecnico di Milano: varia il modo di guardare la televisione. Non solo per il provider da cui servirsi, anche per l’esclusività riservata al mezzo. Il second screen, ovvero l’utilizzo di almeno un altro device elettronico in contemporanea alla televisione, dallo smartphone al tablet, è un fenomeno che ormai interessa il 23 per cento dei telespettatori, quasi uno ogni quattro. Occasionalmente l’83 per cento del totale. Soprattutto giovani nella fascia 15-24 anni.

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