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I profitti di Bper a 519 milioni Avanti su integrazione filiali Ubi

Bper ha chiuso il primo semestre con un utile di 518,8 milioni di euro. Il margine di interesse si è attestato a 728,3 milioni, beneficiando del crescente contributo dell’attività commerciale di intermediazione con la clientela che è ammontata a 632,2 milioni. Le commissioni nette hanno raggiunto 734 milioni, supportate sia dalla raccolta indiretta e bancassurance a 326,6 milioni, sia dalla ripresa dell’attività bancaria tradizionale (407,4 mln). La raccolta diretta da clientela è salita del 56% a 98,5 miliardi e quella indiretta del 35,2% a 165,1 miliardi. Le sofferenze nette sono ammontate a 0,9 miliardi (-8,2% rispetto a fine marzo), con un livello di copertura del 60,9% (57,8%). La copertura dei crediti performing è salita allo 0,6% dallo 0,3% di fine 2020 e dallo 0,5% del trimestre precedente. Il Cet 1 phased in proforma era al 14,5% (17,7% a dicembre).

Nella seconda parte dell’anno Bper continuerà a evidenziare una buona marginalità dei ricavi tradizionali supportati dal contributo del ramo acquisito, da impieghi attesi in crescita e da una componente commissionale stimata in ulteriore aumento grazie, in particolare, allo sviluppo del comparto del risparmio gestito e bancassurance, nonché dalla ripresa dell’attività transazionale. La dinamica dei costi operativi è attesa in calo e la qualità del credito continuerà a essere oggetto di particolare attenzione, con un Npe ratio e un costo del credito che dovrebbero mantenersi sotto controllo. La posizione di capitale è stimata su livelli elevati.

«Questo trimestre è importante perché abbiamo completato il processo di integrazione delle filiali acquisite (da Ubi, ndr)», ha spiegato l’a.d. Piero Montani. «Abbiamo assistito a una buona fidelizzazione dei nuovi clienti dalla continuità aziendale acquisita». Montani ha parlato di «forte crescita dei volumi, una maggiore redditività e una posizione competitiva più forte». Quanto al processo di consolidamento in corso in Italia, «di banche delle nostre dimensioni non siamo rimasti in molti. Al momento, per quanto ci riguarda, la nostra priorità è sempre l’integrazione delle filiali, che va portata a termine il prima possibile. Dopo ci rendiamo conto che sarà possibile un’operazione di m&a. Se l’operazione che si configurerà sarà vantaggiosa per la banca e gli azionisti, non ci tireremo indietro». La banca ha «una presenza significativa nelle regioni chiave: se anche rimarremo da soli, che è uno scenario comunque improbabile, dopo il processo di consolidamento, siamo in grado di rimanere competitivi». Per quanto riguarda la guidance del costo del rischio, «abbiamo avuto un approccio molto prudenziale, abbiamo tenuto in considerazione alcuni rischi che potrebbero arrivare dalla pandemia. Abbiamo tenuto, quindi, un costo più elevato di quello dato dai nostri modelli».

Intanto è stato risolto consensualmente il rapporto di lavoro con l’ex a.d. Alessandro Vandelli.

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