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I professionisti vedono la congruità

La meta della congruità agli studi di settore può essere meno lontana quest’anno per molti professionisti. Ai correttivi congiunturali licenziati con il Dm Economia del 23 maggio scorso (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 31 maggio) si aggiunge anche la nuova riduzione prevista per i giovani professionisti monocommittenti. Le simulazioni riportate a lato mostrano che molti non congrui per il periodo d’imposta 2011(e che quindi dovevano scegliere se adeguarsi o meno in Unico) lo diventano quest’anno in virtù di abbattimenti più forti. Eppure non mancano i problemi. A cominciare dagli “sconti” sulle parcelle non incassate: un problema che si è andato sempre più accentuando a fronte, invece, di un correttivo che è rimasto fermo da quattro anni. Ma vediamo nel dettaglio.
Il doppio sconto
Tra i 24 studi che riguardano il mondo del lavoro autonomo, la metà applicano il cosiddetto modello a prestazioni, in quanto nella determinazione del compenso puntuale incidono il numero degli incarichi e il tipo di prestazioni erogate. Per questi studi si applicano due fattori di abbattimento: il correttivo congiunturale di settore e quello individuale.
e Il correttivo di settore valorizza la riduzione della tariffa nell’applicazione degli importi per pratica, utilizzando una funzione di regressione sulla totalità dei compensi. Dato che l’effetto crisi si traduce spesso nella necessità di ridurre l’onorario, il correttivo pondera l’effetto che ne dovrebbe scaturire. I fattori di regressione sono individuati dalla nota metodologica allegata al Dm del 23 maggio e sono fissi per ciascuno studio. La riduzione è svincolata dalla struttura e dall’ubicazione del professionista: elementi considerati, invece, a monte nella determinazione della tariffa media applicabile al caso specifico in sede di analisi di congruità. I fattori di correzione applicabili quest’anno sono stati ritoccati al rialzo e vanno da un minimo del 2,05% (geometri) a un massimo dell’8,35% (ingegneri).
r Il secondo correttivo applicabile per gli studi di settore a repertorio, monitora l’andamento dei flussi dei pagamenti dei clienti, con un fattore di correzione in funzione degli incarichi iniziati e completati nell’anno.
Una delle questioni più delicate è la fotografia “fedele” del fenomeno dei ritardati o mancati pagamenti dei clienti, che è più accentuato in periodi di crisi. Anche quest’anno il correttivo individuale non è stato oggetto di alcuna modifica. Pertanto Gerico 2013 applica ancora la misura della riduzione determinata nel 2009 in base all’analisi – effettuata, tra l’altro, sugli anni 2007 e 2008 – della relazione esistente tra l’andamento dei compensi dichiarati, il posizionamento rispetto all’analisi di congruità e la percentuale dei compensi relativi a incarichi iniziati e completati nell’anno. L’effetto crisi nel calcolo dei correttivi congiunturali di Gerico 2013 emerge – come evidenziato dagli esempi in pagina – unicamente sulla base dei dati comunicati relativi alle pratiche evase e agli incassi parziali. L’utilizzo di un fattore ormai non più al passo con il peggiorare della capacità di incassare le parcelle per le difficoltà dei clienti si traduce, quindi, in un aiuto molto poco generoso rispetto alla situazione reale.
Per quanto riguarda gli altri 12 studi di settore relativi ai professionisti, il correttivo individuale trova applicazione in funzione della contrazione dei costi variabili.
I monocommittenti
L’intervento per i giovani professionisti monocommittenti (si veda anche l’articolo a lato) mira a ridurre l’incidenza della resa oraria sulla stima di congruità che si concretizza in riduzioni anche significative sul calcolo dei compensi stimati, come evidenziato nella grafica. Tuttavia la posizione di questi soggetti potrebbe essere ricondotta tra quella dei cosiddetti contribuenti «marginali» che, quindi, possono giustificare l’inapplicabilità dello standard alla propria situazione.
I problemi strutturali
Di fondo restano, comunque, due questioni irrisolte. Da un lato, c’è il limite di Gerico nell’effettuare l’analisi di normalità economica e nel cogliere efficacemente l’effetto crisi sulle attività professionali per le quali le specificità personali sono preponderanti. Dall’altro resta la crescente difficoltà applicativa e di compilazione degli studi di settore.

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