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I professionisti: sul Superbonus bene le procedure facili, ma ora la proroga

Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni) e coordinatore della Rete delle professioni tecniche (Rpt), parla con parole chiare e nette nel corso dell’audizione sul decreto semplificazioni alla Camera: la procedura semplificata per il Superbonus, prevista dall’articolo 33 e imperniata sulla Comunicazione inizio lavori asseverata (Cila), «va bene così com’è», dice, respingendo letture distorte o capziose su presunti sovraccarichi di responsabilità per i professionisti.

«Ai professionisti la norma va bene così -ripete – e non c’è un eccesso di responsabilità perché non ci si chiede più di fare la verifica di doppia conformità sulla regolarità dell’immobile e al tempo stesso non c’è alcuna possibilità di sanare irregolarità dell’immobile con la procedura relativa ai lavori del Superbonus. C’è una neutralità del Superbonus rispetto agli eventuali abusi dell’immobile ed è un principio giusto», chiarisce Zambrano, rispondendo al relatore del provvedimento in commissione Ambiente, Roberto Morassut, anche lui preoccupato di mettere agli atti la posizione di chi poi lavora concretamente sul campo con la procedura. Proprio per questo l’audizione di Zambrano risulta fondamentale: tutti quelli che cercano appigli in questi giorni per smontare la procedura facile fondata sulla Cila non ne trovano nelle parole del presidente degli ingegneri.

«Semmai – aggiunge Zambrano – due altre cose è necessario fare: la prima è doverosa e andrebbe fatta subito, la proroga del Superbonus al 2023. Non si può attendere la legge di bilancio perché servono due anni per fare lavori condominiali di un certo peso e la proroga in legge di bilancio rischia di arrivare tardi e creare incertezze che frenano anziché aiutare».

Sempre sul 110%, Zambrano propone di consentire gli interventi anche con un solo salto nella classificazione energetica nei centri storici, «dove le Sovrintendenze fanno opposizione al cappotto termico». E anche una sorta di «ravvedimento operoso» per rettificare in tempo attestazioni che presentino errori formali.

Il secondo tema che Zambrano pone va oltre il Superbonus e lui stesso lo presenta come un tema delicato che «merita una riflessione». Parte ancora dalla verifica di doppia conformità, che è stata eliminata per il 110% «ma andrebbe eliminata del tutto, perché non ha senso chiedere di abbattere una costruzione che oggi è legittima in base agli strumenti urbanistici per ricostruirla come era in passato. Oggi abbiamo strumenti di misurazione precisi al millimetro che non esistevano in passato».

Ma il tema è più ampio e riguarda tutte quelle difformità che non si riescono a regolarizzare per una rigidità formale delle norme oppure perché le domande di condono sono state presentate ma non arrivano mai al traguardo. «A noi non interessa se viene approvato o no un condono – dice Zambrano – ma se un condono è stato fatto bisogna avere la possibilità di portarlo fino in fondo. Atrimenti rischiamo di non poter intervenire con il Superbonus su tanti immobili che hanno difformità in corso di regolarizzazione e sprecheremmo un’occasione». Quanto alla rigidità delle norme, i professionisti chiedono di «ampliare dal 2 al 3% il margine di tolleranza rispetto alle difformità, come hanno già fatto quattro regioni».

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