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I professionisti del rimbalzo

La nuova caduta dei listini europei — meno 12% circa il calo dell’Ftse Mib delle grandi capitalizzazioni italiane da inizio anno e meno 4% lo scivolamento dello Stoxx 600 delle blue chip europee nello stesso periodo — induce i risparmiatori che investono in certificati — quegli strumenti finanziari derivati con o senza effetto di leva che hanno come sottostanti azioni, indici azionari e obbligazionari, materie prime o altro — a rimodellare le proprie strategie di investimento.
Le mosse giuste
Una prima risposta all’aumento dell’incertezza delle Borse, strategia che tuttavia viene sconsigliata dagli operatori professionali, consiste nell’aumentare la quota di certificati equity protection, con garanzia di restituzione integrale del capitale alla scadenza indipendentemente dall’evoluzione delle quotazioni del sottostante. Questo approccio, che potrebbe sembrare il più appropriato, secondo i critici rischia invece di essere doppiamente penalizzante.
Da un lato infatti i prodotti equity protection costano cari in termini di commissioni. Infatti il costo delle opzioni che permettono il «packaging» del certificato è elevato nei periodi di forte volatilità dei listini, come quello attuale.
L’altro elemento, ancora più sostanziale è dato dalle probabilità di evoluzione positiva dei listini. Perché legarsi le mani oggi — gli equity protection di solito riconoscono una partecipazione limitata al rialzo, in genere pari al 50% — quando i listini sono così bassi e hanno buone probabilità di riprendersi sull’arco dei prossimi 18-24 mesi, una volta superate le attuali secche originate principalmente dalla crisi dell’euro?
Una via che secondo i portfolio manager è invece assai più appropriata, nelle circostanze attuali, è quella che potremmo definire del «mordi e fuggi».
I certificati, grazie alla flessibilità di questo strumento, sono in grado di «rimbalzare» rapidamente al minimo segnale di ripresa del sottostante, e di pagare un premio al sottoscrittore.
Questo non significa investire nei rischiosi prodotti a leva, che amplificano i guadagni ma contemporaneamente moltiplicano anche i rischi di perdita. Vuol dire invece puntare sui prodotti con protezione condizionata del capitale e «premio» in caso di raggiungimento di un determinato livello di quotazione da parte del sottostante.
Le tipologie
Tipicamente rispondono a queste caratteristiche gli express certificates e i bonus certificates.
I primi, soprattutto quelli di nuova emissione, hanno prezzi di riferimento del sottostante molto bassi, realistici e coerenti con le condizioni attuali di mercato. Proteggono integralmente il capitale fino a un calo di circa il 30% delle quotazioni (poi seguono l’indice), ma vengono rimborsati anticipatamente, con un premio in genere compreso fra il 12 e il 15% nel caso del raggiungimento di un determinato livello del sottostante.
I bonus certificate, che invece pagano a scadenze prestabilita una «cedola», se il sottostante si muove in accordo con le ipotesi di remunerazione del prodotto, hanno l’ulteriore vantaggio di essere lo strumento più scambiato sul mercato secondario dei certificati, e tendono ad apprezzarsi in caso di una diminuzione della volatilità.

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