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I primi segnali della ripresa Obama: patto per la classe media

Le speranze di un’uscita dalla recessione hanno spronato i mercati finanziari dell’eurozona ai massimi degli ultimi due mesi, sulla scia di una forte crescita dei primi dati manifatturieri (Pmi) del terzo trimestre, risultata ai livelli più alti degli ultimi 18 mesi. L’indice generale degli acquisti manifatturieri, elaborato dalla società Markit, è cresciuto in luglio dell’ 1,7% a quota 50,4 punti (ben sopra le attese di 49,1 punti), segnando il quarto aumento consecutivo, con un balzo oltre la soglia dei 50 punti, che separa la crescita dalla contrazione.

Il dato seguito con grande interesse in tutto il mondo, ha lanciato un segnale di ottimismo ai mercati finanziari fin dal primo mattino di ieri. Le Borse valori hanno puntato al rialzo, poco impressionate dal calo delle Borse asiatiche sui timori per la crescita cinese e hanno chiuso al rialzo, anche sulla scia di Wall Street e delle vendite di case nuove negli Usa, al massimo degli ultimi cinque anni. Ha trasmesso ottimismo anche il presidente Barack Obama, sostenendo «basta (alle) inuguaglianze», e promettendo «un patto per la classe media», la quale è «motore dell’economia» e merita «salari più equi dopo anni di erosione», mentre un amministratore delegato guadagna il 40% in più.

Le Borse valori di Parigi e Francoforte hanno chiuso in rialzo, rispettivamente, dell’1% e dello 0,78%, Londra è avanzata dello 0,35%. Mentre Madrid e Milano, di nuovo maglie rosa d’Europa, sono avanzate dell’1,47% e l’1,26%. Inoltre, come conseguenza dell’incremento degli indici manifatturieri lo spread fra i Bund decennali e i Btp è calato ulteriormente, a quota 273 punti, mentre l’euro si è rafforzato oltre quota 1,32 dollari, ai massimi dal 20 di giugno. Il segnale forte di ripresa della manifattura europea è provenuto soprattutto dalla Germania e, a sorpresa, anche dalla Francia. Al punto che il ministro delle Finanze Pierre Moscovici ha commentato che «stiamo uscendo dalla recessione», con la ripresa del Pil stimata intorno allo 0,2% nel secondo trimestre.

Un quadro di progressiva stabilizzazione e di ritorno alla crescita entro l’anno, sia pure da un livello basso, come aveva previsto la Bce guidata da Mario Draghi. Ricorre domani, 26 luglio, il primo anniversario del discorso con il quale il presidente della Banca centrale ha promesso di fare «whatever it takes», tutto il possibile, per salvare l’euro. La Bce, secondo primi giudizi degli esperti potrebbe non ritoccare i tassi di interesse nei prossimi mesi di agosto e settembre. Nel frattempo, dal nuovo rapporto sull’andamento del credito pubblicato ieri dalla Bce, è emerso un lieve miglioramento delle condizioni di finanziamento delle banche nell’eurozona nel corso del secondo trimestre. Tuttavia, gli standard per la concessione di prestiti alle imprese si sono ulteriormente irrigiditi, a causa delle prospettive sfavorevoli per l’attività economica, e la domanda toccherà il punto di minimo del corso dei prossimi tre mesi. Invece, rispetto ai primi tre mesi del 2013, secondo la Bce «l’impatto del quadro economico generale e delle prospettive del mercato immobiliare ha interrotto l’inasprimento delle condizioni di prestito» per le famiglie che acquistano case nel secondo trimestre, con il tasso di stretta in calo al 7% dal 14% del primo trimestre.

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