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I pm: truffa da 90 milioni a Mps

Una truffa da 90 milioni ai danni del Monte dei Paschi di Siena. Questo il risultato del filone d’indagine sulla cosiddetta “banda del 5%”, nato dall’inchiesta su Mps relativa ad altri due diversi dossier – l’acquisizione di Antonveneta e l’utilizzo di prodotti derivati –, ma che poi ha finito per allargare lo sguardo anche ad un gruppo di undici manager e broker colpevoli, secondo gli inquirenti, di aver accumulato in quattro anni commissioni illecite occultandole nei paradisi fiscali.
Nel corso del 2013 erano stati già scoperti fondi per oltre 40 milioni, prevalentemente intascati dall’ex capo dell’area finanziaria di Mps Gianluca Baldassarri e dal suo vice Alessandro Toccafondi, oltre che da tre broker che ruotano intorno alla società Enigma. Ieri, con l’operazione guidata dal Nucleo valutario della Guardia di finanza, sono emersi altri 47 milioni sottratti illecitamente alle casse del Monte. Le perquisizioni del Valutario sono state una ventina, in molte città italiane, tra cui Milano, Siena, Roma, Ravenna, Monza e Cortina.
Undici le persone perquisite e accusate a vario titolo di associazione a delinquere, riciclaggio e appropriazione indebita. Di queste, sono tre i nuovi indagati (Agnese Marchesini, della Enigma, Giorgio Filippetto e la dipendente di Mps Italia Sinopoli), mentre otto sono state raggiunte da una richiesta di custodia cautelare, avanzata dai pm senesi Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, che però il gip di Siena Ugo Bellini ha rifiutato, scegliendo la formula più “soft” dell’impedimento all’espatrio.
Non è la prima volta a Siena che procura e giudice delle indagini preliminari non si trovano d’accordo, relativamente all’inchiesta sul Monte dei paschi. E anche questa volta i pm faranno ricorso al tribunale del Riesame. Il motivo di questa decisione è l’aspetto considerato scivoloso nelle motivazioni del gip, che da una parte ribadisce l’esistenza di un’associazione a delinquere ma che dall’altra non ritiene opportuno il carcere a causa della tempistica incerta delle future indagini. «Un consolidato sodalizio criminale che ha operato in più Stati, per oltre quattro anni ed è tutt’oggi vitale», scrive il gip nell’ordinanza. E rincara la dose: «Nessun disegno criminoso, per quanto ampio e generico, può esplicarsi per un periodo di tempo esteso senza un’adeguata base associativa, che serva ad assicurare stabilità, organizzazione ed efficienza». Da questa considerazione nasce l’attesa degli inquirenti di una decisione diversa da parte del tribunale del Riesame di Firenze.
Tornando all’inchiesta sulla “banda”, la procura e il nucleo Valutario hanno messo in luce i vari passaggi del denaro illecito, dall’Italia ai paesi off-shore. Prima i broker della Enigma (con sede a Milano, Malta e Londra) creavano operazioni, spesso fittizie, per le quali fare da intermediario a Mps, dove manager accondiscendenti dell’area Finanza mettevano a punto pagamenti di commissioni gonfiate al massimo. Spesso si trattava di semplici acquisti o vendite di titoli di Stato tedeschi, la cui intermediazione veniva pagata con prezzi molto alti.
Le commissioni così create venivano poi messe in sicurezza nelle casse della società inglese Rockport, che a sua volta girava il denaro nei conti correnti della banca Smi di San Marino, dove i fondi ricevevano una prima schermatura. Da San Marino c’erano poi altri due passaggi: prima verso la finanziaria Uib della Repubblica di Vanuatu (che fa comunque capo alla Smi), e poi da Vanuatu verso conti correnti a Singapore o alle Bahamas.
Le società elencate dagli inquirenti, dove finivano gli accrediti della Rockport, sono almeno sei (tra cui la Biancospin e la Green Jade Asset Investiment), di cui molte facenti capo a Baldassarri e Toccafondi di Mps e Fabrizio Cerasani e Davide Ionni della Enigma.
Questo sistema di riciclaggio sarebbe stato messo a punto in circa quattro anni, indicativamente dal 2008 in avanti. Ma gli inquirenti stanno anche valutando se questa “associazione a delinquere” si sia in realtà consolidata in un tempo più lungo, e magari anche in altri istituti di credito, dove i manager e i broker hanno lavorato.
Oggi intanto è attesa la sentenza della Cassazione relativamente al ricorso della procura di Siena sul sequestro da 1,8 miliardi ai danni di Nomura, la banca che secondo gli inquirenti avrebbe commesso truffa e usura nei confronti di Mps. Nel maggio 2013 i pm chiesero il sequestro, ma venne rifiutato prima dal gip e poi dal Riesame. Oggi vedremo il parere dei giudici della Cassazione.

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