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I pignoramenti da settembre

Le trattenute effettuate dal datore di lavoro riprenderanno dal 1 settembre 2020. Fino al 31 agosto 2020 sono sospesi gli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi, effettuati prima del 19 maggio (data di entrata in vigore del dl n. 34/2020), se relativi a somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego nonché a titolo di pensione e trattamenti assimilati. Non sono, però, rimborsabili le quote già versate prima del 19/5/2020. Questa è una delle risposte alle domande più frequenti (faq) fornite dall’Agenzia delle entrate-Riscossione in merito alle nuove misure in favore dei contribuenti introdotte in materia di riscossione dal dl n. 34/2020 (cd. «Decreto Rilancio») pubblicato nella G.U. n. 128 del 19/5/2020.

Il provvedimento, in particolare, prevede la sospensione fino al 31 agosto dei termini per i versamenti derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione, che dovranno essere effettuati entro il 30 settembre 2020. Inoltre, prevede la sospensione delle notifiche di nuove cartelle, delle procedure e degli altri atti di riscossione.

I versamenti delle rate previste per l’anno 2020 della «rottamazione-ter» (scadenza febbraio, maggio, luglio e novembre) e del «saldo e stralcio» (marzo e luglio), se non eseguiti alle relative scadenze, potranno essere effettuati entro il 10 dicembre 2020, senza perdere le agevolazioni previste e senza oneri aggiuntivi.

È inoltre previsto anche lo stop dal 19/5/2020 fino al 31/8/2020 dei pignoramenti su stipendi e pensioni e altre indennità assimilate, effettuati dall’Agente della riscossione prima dell’entrata in vigore del dl. Rilancio. Pertanto fino al 31 agosto 2020, il datore di lavoro o l’ente pensionistico non effettuerà le relative trattenute e le somme saranno rese disponibili al debitore. Infine, nel periodo di sospensione dall’8 marzo al 31 agosto 2020, le Pubbliche Amministrazioni possono procedere al pagamento di quanto dovuto ai propri creditori, senza prima verificare la presenza di eventuali debiti scaduti di importi superiori a 5 mila euro, intestati al beneficiario del pagamento.

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