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«I partiti pensino al Paese»

di Nicoletta Picchio

Il punto di vista delle imprese su come uscire dalla crisi e sulle riforme necessarie lo dirà oggi pomeriggio al presidente del Consiglio incaricato, nell'incontro con le parti sociali. Ma intanto si rivolge ai partiti, mentre la platea di imprenditori, a Milano per gli Stati generali della Lombardia, applaude: «È venuto il momento di dire a tutti i partiti ora pensate al paese e non a piccoli calcoli elettoralistici sulla pelle dell'Italia, in questa fase sono fuori luogo».

Un senso di responsabilità che le fa anche condannare «alcuni trionfalismi» dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi: «Non ci piacciono le ipotesi di vendetta, così come gli insulti e le monetine. Bisogna fare le cose con serietà». Bene quindi la convocazione da parte del presidente del Consiglio incaricato: «Vanno trovate strade comuni per risolvere insieme i problemi del paese, collaborando». Sul tavolo ci sono le riforme necessarie per tenere sotto controllo la spesa pubblica e contemporaneamente ricominciare a crescere. Nell'agenda di Monti ci sarebbero le pensioni, liberalizzazioni, riduzioni dei privilegi, anche le tasse. «È la nostra agenda, sono i nostri cinque punti, è ciò che condividiamo e che riteniamo fondamentale per ricominciare a crescere», ha detto la Marcegaglia, riferendosi al manifesto per la crescita messo a punto a fine settembre dalle organizzazioni imprenditoriali, Confindustria, Abi, Ania, Alleanza delle coop, Rete Imprese Italia. Dove si indicavano cinque ipotesi di intervento: spesa pubblica e pensioni; infrastrutture ed energia; liberalizzazioni e semplificazioni; dismissioni del patrimomio dello Stato; riforma fiscale, per ridurre le tasse su imprese e lavoratori, «chi tiene in piedi il paese», anche a costo di accettare, ha sottolineato ancora ieri la presidente di Confindustria, una patrimoniale ordinaria. Con aliquota ridotta, ha ribadito anche il direttore generale, Giampaolo Galli, che sia sull'1,5 per mille.

«Dobbiamo anche accettare riforme impopolari, anche che tocchino le imprese, facendo la nostra parte. Perché qui o ci salviamo tutti o non si salva nessuno», ha detto la Marcegaglia. Il suo sì ad un governo di emergenza nazionale, guidato da Monti, lo aveva già espresso nei giorni scorsi. Ieri ha accennato alla questione se far entrare o no politici nel governo: «Non ci vedrei niente di male, ma non voglio entrare in questa dialettica, sia una trattativa tra di loro». Resta il fatto che il paese deve imboccare una nuova strada: «Monti ha uno standing molto elevato, dovrebbe avere un obiettivo molto ambizioso, fare al più presto le riforme che sono state rimandate non solo dal governo Berlusconi ma anche da quelli precedenti». Se non si faranno «l'Italia, più o meno giustamente, rischia di essere la causa di ulteriori problemi per i mercati finanziari e sull'euro».

Le imprese, ha sottolineato la Marcegaglia, si impegnano a fare la propria parte, come dimostra anche l'accordo siglato con Intesa SanPaolo ieri mattina per il credito nelle pmi (vedi pagina 23). Bisognerà anche andare avanti e applicare l'accordo del 28 giugno che rafforza la contrattazione aziendale, insieme all'articolo 8 della manovra: «Dobbiamo ragionare sul mercato del lavoro, sulla flessibilità in uscita, in entrata, ammortizzatori sociali, senza ideologie». E, ha aggiunto, continuerà con forza a rappresentare gli imprenditori italiani: «Sono stata criticata, ma non importa». E su Giuliano Ferrara, che l'aveva definita la peggiore presidente di Confindustria: «Non commento, tengo al giudizio delle persone che stimo».
 

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