Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I parametri assorbono i rimborsi-spese

È pronto il regolamento che definisce i nuovi corrispettivi dovuti ai professionisti per la loro attività in sostituzione delle tariffe minime abrogate dal DL 1/2012 sulle liberalizzazioni. Il ministero di Giustizia ha mandato al Consiglio di Stato uno schema di decreto in 42 articoli che prevede alcune disposizioni generali e quattro capi specifici per avvocati, commercialisti, notai e professioni tecniche.
I nuovi parametri definiti dal regolamento serviranno in primis per la «liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi» delle attività professionali, come recita il titolo del provvedimento. La norma, prevista dall’articolo 9 del Dl 1/2012, servirà però anche ai responsabili unici del procedimento (Rup) per determinare l’importo a base d’asta nelle gare che hanno a oggetto prestazioni professionali tecniche come progettazione, direzione lavori, verifiche, collaudi. In questo senso si era già orientata una determinazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici.
Ora c’è anche l’articolo 5 del decreto legge sviluppo, approvato dal Governo la scorsa settimana e in attesa di pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale», a imporre al Rup di determinare la base d’asta facendo ricorso ai parametri fissati dal regolamento in questione.
Il regolamento lascia, per altro, con l’articolo 36, un consistente margine di discrezionalità, consentendo una variazione del 60% verso l’alto o verso il basso nella definizione del compenso per architetti, ingegneri, geometri e per le altre professioni tecniche rispetto al valore scaturito dall’applicazione della formula generale. Per altro, la stessa legge di conversione del Dl 1/2012 aveva disposto che per 120 giorni dalla pubblicazione della legge stessa (24 marzo 2012) si sarebbero continuate ad applicare le vecchie tariffe minime. Se il regolamento arriverà entro il 22 luglio, quindi, non si verificherà nessun vuoto.
I principi generali dettati dall’articolo 1 del regolamento definiscono alcuni paletti che valgono per tutte le professioni. Anzitutto si ribadisce che il giudice dovrà attenersi ai criteri definiti nel regolamento per liquidare i corrispettivi dovuti, ma avrà una discrezionalità data dal sesto comma dell’articolo 1, dove si afferma che «in nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, per la liquidazione del compenso nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa».
In secondo luogo, si ribadisce che questi criteri valgono “in difetto di accordo” tra le parti che possono sempre raggiungere un’intesa senza tener conto dei criteri regolamentari.
In terzo luogo, e qui si entra nel vivo della determinazione dei compensi, l’articolo 1, comma 2, del regolamento stabilisce che «nei compensi non sono comprese le spese da rimborsare secondo qualsiasi modalità, compresa quella concordata in modo forfettario». Escluse dal calcolo dei compensi anche «gli oneri e i contributi dovuti a qualsiasi titolo» e «i costi degli ausiliari incaricati», che restano accollate al professionista.
Questa norma ha destato già, soprattutto nell’ambito delle professioni tecniche che partecipano agli appalti di lavori pubblici, qualche perplessità perché fino a oggi le spese sostenute dal professionista nello svolgimento dell’attività – o almeno una parte di queste – venivano riconosciute nella formula per la definizione della tariffa minima. Oggi l’articolo 34 esclude, invece ,che queste spese possano rientrare nei parametri per la definizione del compenso, ricomprendendo invece soltanto il costo economico dell’opera (parametro P) e la complessità della prestazione (parametro G). Le spese sostenute dall’ingegnere o dall’architetto non sono minimamente citate nella formula per la definizione del corrispettivo. Qualche margine di ambiguità resta nell’interpretazione del principio generale dell’articolo 1 comma 2, nel senso che una parte di queste spese potrebbero essere recuperate fuori del compenso liquidato dal giudice, mentre è chiarissimo che spese e oneri sostenuti dal professionista tecnico non possono comunque rientrare nel corrispettivo definito per la base d’asta in una gara.
Per ingegneri, architetti, geometri, periti agrari e industriali, geologi, agronomi, biologi e chimici, il tempo impiegato, le spese sostenute e l’impegno profuso non hanno valore ai fini della determinazione del corrispettivo. Diverso è il caso degli avvocati per l’attività stragiudiziale e per i procedimenti arbitrali per cui «si tiene altresì conto delle ore complessive impiegate per la prestazione, valutate anche secondo il valore di mercato attribuito alle stesse». Nei casi di giudizi penali per gli avvocati si dovrà tener conto anche dei vantaggi civili e non patrimoniali conseguiti dal cliente. Anche per i commercialisti, oltre al valore dell’opera prestata, conterà “l’impegno profuso anche in termini di tempo impiegato”.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa