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I paletti della Ue per un fisco più leggero

Le regole non cambiano. La Commissione europea su questo punto è chiarissima. E l’annuncio improvviso da parte del premier Matteo Renzi del taglio delle tasse unito all’ipotesi di un ulteriore ricorso alla flessibilità, prevista in alcuni casi dal patto di Stabilità, viene liquidato dal commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici con un «è presto per una reazione dettagliata, non c’è stato scambio con il governo italiano». 
Moscovici ha spiegato che la Commissione «esaminerà le misure che proporrà il governo italiano alla luce delle nostre regole sulla flessibilità». «Non abbiamo ancora ricevuto una comunicazione» da parte di Roma ha detto Moscovici, ricordando che «la comunicazione che c’è stata è quella sulla flessibilità della Commissione europea» del 13 gennaio scorso, che «dice che un Paese, che si trova nel braccio preventivo del patto di Stabilità e che investe deve essere incoraggiato, che un Paese che fa riforme strutturali può ottenere più tempo e deve essere incoraggiato e che infine bisogna tenere conto del ciclo economico e che quindi gli sforzi richiesti non sono gli stessi».
Che margine di manovra ha il nostro Paese? A Roma fanno notare che la soluzione per le coperture al taglio delle tasse è allo studio e verrà definita a settembre, ma soprattutto che il pacchetto sarà inserito nella legge di Stabilità 2016 che l’Italia presenterà entro metà ottobre, come tutti gli Stati membri, alla Commissione Ue. La prassi ufficiale non prevede altre comunicazioni, mentre quella informale contempla contatti tecnici in caso di dubbi sulla compatibilità con le regole Ue delle soluzioni individuate. La legge di Stabilità deve rispettare il patto di Stabilità e crescita e dunque il governo italiano per tagliare le tasse dovrà trovare le coperture per rimanere nei vincoli europei, tenuto conto che il nostro debito pubblico è altissimo, ben al di sopra del 60% previsto dai parametri di Maastricht: è al 135,1% del Pil nel primo trimestre 2015, pari a 2.184 miliardi, come rilevava ieri Eurostat. Non siamo sotto procedura perché rispettiamo la parte preventiva del patto di Stabilità e la Commissione ritiene che abbiamo una velocità sufficiente di riduzione del deficit strutturale. Ma siamo sotto monitoraggio.
L’Italia è il primo Paese, osservano a Bruxelles, che ha beneficiato della clausola di flessibilità del patto di Stabilità, ottenendo in primavera un «bonus» da 6 miliardi. Non era un candidato naturale, ma sulla base del piano dettagliato di riforme presentato dal ministro Pier Carlo Padoan, all’Italia è stato concesso un aggiustamento di bilancio inferiore rispetto a quanto avrebbe dovuto. In via teorica non è escluso un accumulo di flessibilità, ma la Commissione Ue dovrà valutare in che misura il piano fiscale sia compatibile con i vincoli Ue e andrà combinato con la riduzione delle spese primarie. Bruxelles fa anche presente che oltre alla quantità è importante la qualità del taglio delle tasse, perché l’analisi sarà fatta in relazione alla sfida economica che l’Italia si pone di raggiungere. Un esempio: la riduzione delle imposte sul lavoro ha un legame con la competitività e la creazione di occupazione. Mentre un eventuale taglio delle tasse non sui fattori di produzione ma sugli immobili verrà valutato se coerente.
I vincoli e i margini di manovra sono limitati. Di ogni azione sarà valutata la compatibilità con l’equilibrio generale. Quanto all’ipotesi di ricorrere alla clausola sugli investimenti per ottenere la flessibilità, viene osservato che non è stata mai usata ed è abbastanza restrittiva. Una via per aumentare lo spazio d’azione è quella di attuare in modo rapido il programma di privatizzazioni, come la Commissione Ue ci ha raccomandato a primavera. Non si riduce il deficit ma lo stock di debito. Finora Bruxelles si è concentrata sul dossier Grecia. Nelle prossime settimane l’attenzione tornerà anche sull’Italia. Negli ultimi 12 mesi l’atteggiamento nei nostri confronti è cambiato, ha osservato il ministro Padoan. Non i paletti della Ue, quelli restano.
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