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I paletti al concordato

L’istanza di accertamento con adesione non produce la sospensione del termine per ricorrere (90 giorni), se c’è stato un precedente contraddittorio tra amministrazione e contribuente che ha avuto esito negativo. Lo ha stabilito la commissione tributaria regionale di Roma, sezione staccata di Latina (XXXIX), con la sentenza n. 14 del 21 gennaio 2013.

Per i giudici d’appello, l’istanza di adesione presentata dal contribuente non poteva produrre alcun effetto, né tanto meno la sospensione dei termini, «perché impedita dal precedente contraddittorio attivato dall’Ufficio».

Quindi, il termine per proporre ricorso «scadeva il sessantesimo giorno successivo alla data di notifica dell’atto».

In effetti, nel procedimento di accertamento con adesione, oltre all’istanza di parte, è prevista espressamente l’iniziativa d’ufficio. Secondo i giudici, è però esclusa l’attivazione del procedimento a iniziativa di parte, se c’è già stato un precedente contraddittorio tra le parti con esito negativo.

Il contribuente, cui sia stato notificato un avviso di accertamento o di rettifica non preceduto dall’invito a comparire, ha facoltà di attivare il procedimento di adesione mediante la presentazione di un’istanza in carta libera all’ufficio tributario che ha emesso l’atto impositivo, con consegna diretta o attraverso l’utilizzo del servizio postale. Naturalmente, l’istanza deve essere presentata prima dell’impugnazione dell’avviso di accertamento o di rettifica innanzi alla commissione tributaria provinciale. L’impugnazione dell’atto equivale a rinuncia all’accertamento con adesione. Del resto, l’istituto ha una finalità deflattiva del contenzioso tributario. Ex lege l’istanza sospende, per un periodo di 90 giorni decorrenti dalla data di presentazione, sia i termini per l’impugnazione dell’atto innanzi al giudice tributario, sia i termini per il pagamento del tributo. L’ufficio tributario, entro 15 giorni dalla ricezione, formula all’interessato un invito a comparire, per instaurare il contraddittorio. Per consentire al contribuente un’immediata cognizione delle questioni che formano oggetto del contraddittorio, nell’invito devono essere esplicitati, anche sinteticamente, gli elementi rilevanti per l’accertamento in possesso dell’ufficio. Naturalmente, la formulazione dell’invito non comporta alcun obbligo di definizione dell’accertamento.

La Commissione tributaria provinciale di Treviso, sezione VIII, con la sentenza 73/2012, ha definito un abuso del diritto la presentazione dell’istanza di accertamento con adesione qualora il contribuente non manifesti alcun interesse concreto a definire la questione nel contraddittorio con il fisco. In questi casi non si applica la sospensione di 90 giorni del termine per ricorrere, perché l’istanza ha evidenti finalità dilatorie e serve al contribuente solo per allungare i tempi per l’impugnazione dell’atto impositivo.

Dunque, spetta all’interessato dare prova di avere un interesse attuale e concreto al concordato tributario. Serve un «comportamento fattivo» che dimostri la volontà di avviare un dialogo con l’amministrazione finanziaria. In caso contrario, non si può fruire di un «indebito vantaggio» per effetto della sospensione dei termini per ricorrere.

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