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I padiglioni dell’Expo pronti al 60%

Nella corsa contro il tempo molto è stato recuperato. Ma adesso bisogna davvero correre. Complessivamente le strutture dei paesi nel sito dell’Expo sono già pronte all’80% se si considerano i 53 padiglioni, i nove cluster e i 10 padiglioni aziendali. Se però prendiamo solo i 53 padiglioni dei paesi (quello italiano e quelli ospiti), la percentuale dell’avanzamento dei lavori scende al 60 per cento. E tuttavia il risultato sembra abbastanza soddisfacente ai vertici della società di gestione. A incoraggiare l’umore sono soprattutto i cluster, ovvero quelle 9 maxi strutture che molti paesi condivideranno. L’elemento che li accomunerà è la tipologia di coltura: dal riso al cacao, dal caffè ai cereali. La buona notizia è che gli edifici verranno consegnati proprio oggi alle nazioni ospiti. Ancora incertezza sul numero definitivo dei partecipanti: saranno tra gli 85 e i 90, ma le adesioni ai cluster sono ancora in fase di aggiustamento.
Diversa la storia per i padiglioni dei paesi. In tutto – a questo punto è certo – saranno 53. Si sono definitivamente ritirate l’India e la Lettonia, e all’appello, come immaginato, mancheranno Sudafrica, Australia e Canada. Ma adesso non dovrebbero più esserci sorprese. Unico neo: dovrebbero essere tutti pronti per il primo maggio, tranne qualcuno (poche eccezioni) che potrebbero non essere in grado di presentare da subito l’allestimento interno.
I 20 più veloci
Sono 4 quelli già pronti: la Repubblica di Bahrein, la Repubblica Ceca, la Svizzera e l’Angola. Ce ne sono poi altri 15 in fase di ultimazione, intorno al 70% dei lavori. Tra questi ci sono la Germania, il Kuwait, gli Emirati Arabi e l’Azerbaijan. A buon punto anche gli Stati Uniti d’America, che stanno superando il 50% dello stato di avanzamento.
Tra questi, i maggiori investimenti sono sostenuti dagli Emirati Arabi (60 milioni), dalla Germania (40 milioni) e dagli Usa (intorno ai 30 milioni). Grande attesa soprattutto per il padiglione degli Emirati Arabi, che si prepara ad ospitare a Dubai il prossimo Expo del 2020, e che si starebbe già interessando chiedendo informazioni a professionisti e manager italiani. Infine, già praticamente pronti i 10 padiglioni aziendali.
I più lenti
I ritardatari sono la Turchia, l’Olanda e la Polonia. Ma a questo punto preoccupano un po’ meno. La Polonia ha infatti recuperato gran parte del ritardo; l’Olanda ha un padiglione abbastanza semplice;?la Turchia ha presentato alla società Expo un cronoprogramma molto serrato, che ha rassicurato i vertici.
La Spagna e il Messico, che erano più indietro del previsto, hanno dato un’accelerata notevole negli ultimi dieci giorni. E anche la Cina, adesso un po’ al di sotto del 50% dello stato di avanzamento, sta recuperando i ritardi, e dovrebbe presentarsi puntuale all’appuntamento del primo maggio, quando l’Expo aprirà i battenti. Grande attesa anche per questo padiglione, realizzato in tre strutture, con un notevole investimento (intorno ai 60 milioni).
Recuperati i ritardi anche nel Padiglione Italia. Il Palazzo Italia ha subito qualche semplificazione, mentre si sta lavorando alle strutture di elevazione della scultura dell’Albero della vita.
Chi ci lavora
In questo momento sono impegnati nel sito 3.500 addetti. Ma il numero è destinato a crescere rapidamente con l’apertura dell’evento. Ci saranno 15mila lavoratori, di cui mille della società Expo, 3-4mila addetti scelti dai padiglioni dei paesi ospiti, 8-9mila coinvolti in appalti per le attività di gestione del sito espositivo. In Expo ci si rivolge agli under 30 per l’apprendistato, mentre per gli altri non ci sono vincoli. Gli addetti durante il semestre di Expo guadagneranno almeno 1.200 euro, poi si cresce in base alla professionalità.

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