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I nuovi reati tributari al via

Via libera alla revisione delle sanzioni tributarie penali e amministrative. Il governo ha approvato ieri in via definitiva il decreto legislativo attuativo della delega conferita dall’art. 8 della legge n. 23/2014. Nel provvedimento, che dovrebbe approdare in tempi brevissimi nella G.U., trovano conferma tutte le novità contenute nel testo licenziato il 4 settembre scorso, a partire dall’articolata disciplina delle violazioni in materia di inversione contabile dell’Iva, che ricevono un trattamento in linea con il principio di proporzionalità.
Sul piano generale, l’orientamento del decreto, in sintonia con i principi della delega, va nel senso dell’attenuazione delle sanzioni pecuniarie amministrative, mentre nel comparto penale sarà allentata la morsa sugli illeciti non fraudolenti per colpire invece più duramente i comportamenti più pericolosi, quali la compensazione di crediti inesistenti per ammontare superiore a 50.000 euro nell’anno e la distruzione di documenti e scritture contabili. Un intervento a doppio senso di marcia, quindi, che si concretizzerà con una tempistica differenziata, sia in base al principio del favor rei, sia per effetto della decorrenza fissata dal legislatore delegato.
È stabilito infatti che le disposizioni del titolo II, concernenti le sanzioni amministrative, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2017; nulla è invece previsto per quelle del titolo I in materia penale, le quali troveranno quindi applicazione immediata, sino dall’entrata in vigore del dlgs. In entrambi i settori, poi, in forza del principio della retroattività della legge più favorevole, le disposizioni più favorevoli ai trasgressori si applicheranno anche ai fatti commessi precedentemente, ai sensi e nei limiti dell’art. 2 del codice penale e dell’art. 3 del dlgs n. 472/97. Alla luce di ciò, non è forse del tutto opportuna la scelta di differire al 2017 l’applicazione delle modifiche alle sanzioni amministrative, dipesa probabilmente da motivi finanziari. Questa scelta, peraltro, potrebbe rivelarsi controproducente anche sul versante dei costi del provvedimento, giacché la legittima aspettativa della mitigazione delle sanzioni in virtù del favor rei potrebbe indurre i contribuenti, d’ora in avanti, a rinviare in molti casi la definizione degli accertamenti e dei provvedimenti sanzionatori, rallentando l’attività degli uffici e influenzando gli incassi dell’erario già quest’anno e nell’intero 2016. Vediamo in sintesi i punti principali del decreto.Reati tributari

Per quanto riguarda i reati dichiarativi di cui agli artt. 3, 4 e 5 del dlgs n. 74/2000, viene disposta, in generale, l’elevazione delle varie soglie di punibilità dell’evasione. Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici (art. 3) amplia il proprio raggio soggettivo, essendo stato eliminato il riferimento alle scritture contabili, mentre sotto il profilo oggettivo viene precisato che non costituiscono mezzi fraudolenti le mere violazioni degli obblighi di fatturazione e di registrazione delle operazioni. Il reato di omessa dichiarazione (art. 5) viene esteso anche alle dichiarazioni dei sostituti d’imposta. Per i reati di infedele e di omessa dichiarazione, inoltre, viene prevista una causa di non punibilità, che scatta se i debiti tributari, compresi sanzioni e interessi, sono estinti mediante pagamento integrale a seguito di ravvedimento operoso, oppure a seguito della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione di quella dell’anno successivo; ai fini in esame, tuttavia, questo particolare ravvedimento deve avvenire prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di attività amministrative di accertamento o di procedimenti penali.

Passando agli illeciti in materia di versamenti e compensazioni, viene quintuplicata la soglia per la punibilità penale dell’omesso versamento Iva e triplicata quella per il reato di omesso versamento delle ritenute (che però si realizzerà anche con riferimento alle ritenute dovute dai sostituti d’imposta, ancorché non attestate nelle certificazioni rilasciate ai sostituiti).

Rimane invece ferma a 50.000 euro la soglia di punibilità del reato di indebita compensazione di crediti d’imposta, con un notevole incremento della pena detentiva se si tratta di crediti inesistenti.

Anche per i reati di omesso versamento e di indebita compensazione (ma solo se si tratta di crediti non spettanti), viene prevista la causa di non punibilità collegata all’estinzione del debito prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.

Sanzioni amministrative

Su questo fronte le novità sono davvero numerose. Sul piano generale, si registra una migliore graduazione delle sanzioni in ragione della gravità della violazione, sia per gli illeciti dichiarativi che per quelli sui versamenti. Riguardo a queste ultime violazioni, di maggiore frequenza e di più comune interesse, viene stabilito che se il versamento è eseguito entro novanta giorni dalla scadenza, la sanzione non sarà del 30%, bensì del 15%; se il versamento è eseguito entro quindici giorni, la sanzione sarà ulteriormente ridotta alla misura dell’1% per ogni giorno di ritardo; questo, ovviamente, senza pregiudizio per le riduzioni spettanti in caso di ravvedimento operoso ai sensi dell’art. 13 del dlgs n. 472/97.

Fra le previsioni più innovative, il dimezzamento della sanzione per l’omessa dichiarazione (dal 60 al 120% dell’imposta, anziché dal 120 al 240%) nel caso in cui questa sia presentata dopo 90 giorni dalla scadenza, ma entro il termine per la presentazione della dichiarazione per l’anno successivo. Merita evidenza, inoltre, la riduzione della sanzione per infedele dichiarazione qualora l’imposta evasa non superi un determinato importo, salvo che nei casi di frode, per i quali è invece previsto un aumento della pena edittale.

Un capitolo a parte è quello delle violazioni in materia di documentazione delle operazioni ai fini Iva (fatturazione e registrazione). Provando a fare sintesi delle modifiche e integrazioni all’art. 6 del dlgs n. 471/97, va segnalata anzitutto la previsione della sanzione fissa da 250 a 2.000 euro, anziché proporzionale all’imposta, quando l’omessa fatturazione o registrazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo (per esempio, ritardi brevi che non pregiudicano il computo dell’Iva nella liquidazione di competenza). Viene poi stabilito che se il cessionario/committente applica (per esempio, per errore o per prudenza) l’imposta con il meccanismo dell’inversione contabile su operazioni esenti, non imponibili o non soggette, l’imposta indebitamente applicata non è dovuta all’erario e la condotta non è neppure sanzionabile, salvo che si tratti di operazioni inesistenti, nel qual caso, fermo restando che l’imposta non è dovuta (come confermato implicitamente dalla modifica apportata dall’art. 31 del dlgs in esame all’art. 21, comma 7, del dpr 633/72), si applicherà la sanzione dal 5 al 10% dell’imponibile, con il minimo di 1.000 euro.

Ancora: salvi i casi di frode, quando l’imposta è applicata dal soggetto sbagliato, si considera comunque assolta e la violazione sarà punibile con la sanzione da 250 a 10.000 euro; questa ipotesi si verifica sia quando il fornitore addebita l’Iva su operazioni soggette all’inversione contabile, sia quando, al contrario, il cliente assolve l’imposta con detto meccanismo speciale in relazione ad operazioni soggette invece alla regola ordinaria.

Infine, in tutti i casi in cui l’Iva è dovuta dal cessionario/committente con il predetto meccanismo (sia nelle particolari operazioni interne, sia negli acquisti intracomunitari, ecc.), l’omessa applicazione dell’imposta, nella misura in cui sussista il diritto alla detrazione, sarà punibile con la sanzione da 500 a 20.000 euro e non con la sanzione proporzionale, purché l’operazione risulti comunque dalla contabilità.

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