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I nuovi piani per l’export

di Carmine Fotina

ROMA
Settori strategici del made in Italy e Paesi dove le stime promettono per i prossimi anni maggiori margini di crescita. Saranno queste le priorità del nuovo assetto per l'internazionalizzazione che il ministero dello Sviluppo economico sta mettendo a punto con l'apporto della cabina di regia costituita dopo la temporanea soppressione dell'Istituto per il commercio estero.
Un rapido dietrofront ha permesso di ricostituire l'Ice, nella veste di Agenzia e con un formato molto più snello (300 unità cioè meno della metà rispetto al vecchio assetto), e adesso si può entrare nella fase operativa. Venerdì scorso il consiglio dei ministri, su proposta del titolare dello Sviluppo economico Corrado Passera, ha nominato il consiglio di amministrazione della nuova Agenzia: Riccardo Maria Monti, proveniente dalla società di consulenza Value Partners, Paolo Zegna, vicepresidente per l'internazionalizzazione di Confindustria, l'ambasciatore Maurizio Melani, l'amministratore delegato di Inalca e vicepresidente di Assocarni Luigi Pio Scordamaglia, il professor Giuseppe Mazzarella. Riccardo Monti sarà con ogni probabilità il nuovo presidente al quale andrà il compito, insieme a un direttore generale che proverrà dall'attuale staff Ice, di ridefinire la "mission" dell'Agenzia. Il ministro Passera ha già le idee chiare: il campo d'azione dovrà essere più ristretto, concentrando risorse e progetti nei Paesi in cui i settori di punta del made in Italy – legno-arredamento, moda e calzature, macchine utensili, agroalimentare eccetera – hanno maggiore visibilità e opportunità di ulteriore crescita. Più presenza nei mercati emergenti o in Nord America, in sostanza, e strategie più "light" nei mercati maturi dove le aziende del made in Italy possono arrivare anche da sole. Scelte che, secondo il ministero di via Veneto, sono tra l'altro suffragate dai numeri che a gennaio hanno visto le esportazioni extra Ue crescere del 4,8% tendenziale con picchi come il +21,7% della Russia e il 15,4% dei Paesi Opec: in vista c'è dunque un sostanziale cambio di approccio, da abbinare alla ridefinizione della pianta degli uffici all'estero dell'Agenzia che da 92 potrebbero scendere fino a 75. La nomina del cda dovrebbe accelerare il processo di avvio della nuova Agenzia nonostante manchino ancora alcuni tasselli fondamentali come il nuovo Statuto e la ripartizione dei vecchi dipendenti tra la stessa Agenzia (300 unità) e il ministero dello Sviluppo economico.
Ad ogni modo, come spiegato da Passera la settimana scorsa in audizione alla Camera, la nuova Agenzia per il commercio estero dovrà costituire solo una parte del riassetto. La valorizzazione dei settori di punta del made in Italy, idea condivisa con la cabina di regia composta anche da ministero degli Affari esteri, Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia, Unioncamere e Regioni, si baserà molto più che in passato sull'export finance ovvero su un sistema di finanziamenti diretti all'esportazione che è già molto strutturato, ad esempio, in Germania. A questo scopo verrà ridisegnato il ruolo della Sace, società controllata dal Tesoro, che lavorerà in modo molto più sinergico con la Cassa depositi e prestiti e con la Simest, la merchant bank pubblico-privata partecipata a maggioranza dal ministero dello Sviluppo economico. Il disegno finale dovrebbe portare a un nuovo veicolo, sulla falsariga della Ex-Im Bank statunitense, che consenta di invertire il ritardo italiano nel sostegno all'export mediante risorse nazionali: oggi infatti oltre l'80% dei finanziamenti all'export garantiti dalla Sace viene erogato da banche straniere.

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