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I nuovi parametri in stand-by

Nuovi parametri degli avvocati in stand-by. Ormai l’unica strada percorribile, per accantonare definitivamente i vecchi compensi previsti dal dm n. 140/2012, è la bozza di proposta varata dal Consiglio nazionale forense, al momento al vaglio degli ordini territoriali e delle altre sigle rappresentative della categoria.

La scadenza per inviare le osservazioni sul testo è infatti il prossimo 5 aprile. E dalla natura dei pareri degli ordini, della Cassa forense, dell’Oua e delle associazioni, dipenderà poi la velocità dell’iter della proposta che verrà inviata al ministero della giustizia. Che poi, come previsto dalla nuova legge dell’ordinamento forense, dovrà varare il decreto ministeriale con i nuovi parametri degli avvocati. D’altra parte, la posizione di via Arenula, al di là delle puntualizzazioni del Guardasigilli, Paola Severino, è stata chiara fin da subito: la riforma forense ha cambiato le carte in tavola, e la strada del correttivo, sulla base della proposta di revisione dei parametri concordata a novembre scorso con una parte della categoria, non è più percorribile. Non ci stanno, però, le associazioni, che insistono per una pubblicazione rapida del correttivo, non risparmiando accuse al Cnf, che domani incontrerà l’Oua proprio per discutere della questione parametri. Ma vediamo le posizioni in campo.

Cosa dice il Cnf

Il Consiglio nazionale forense afferma che sui parametri «non fa che applicare la legge in vigore». Non si tratta, quindi, di «una questione di autonomia, ma di rispetto degli articoli 13 e 1, comma 3, della legge sull’ordinamento professionale forense. Secondo tali norme, il Cnf è tenuto a formulare una proposta di parametri al ministro della giustizia dopo aver condotto una consultazione obbligatoria con tutti i 165 Ordini, la Cassa forense, l’Oua e tutte le associazioni; consultazione che non può dirsi esaurita se limitata ad alcune componenti dell’avvocatura». A parere del Cnf, in ogni caso, nulla vieta al ministro di «provvedere ad adottare un decreto ministeriale correttivo di quello attualmente in vigore, che comunque non può essere sostitutivo del decreto che dovrà essere adottato sulla base della procedura puntualmente disciplinata dalla legge 247/2012».

L’Oua e le associazioni

L’Oua domani incontrerà il Cnf per analizzare la questione parametri. Secondo il presidente Nicola Marino «questa è l’ennesima puntata di una brutta vicenda a danno degli avvocati italiani costretti a subire dei parametri dei compensi infimi e ingiusti. Basta polemiche. Al ministro Severino ribadiamo che una adeguata interpretazione della legge professionale consente l’approvazione di un decreto correttivo, sulla base di quanto concordato con l’Oua e le associazioni forensi nell’autunno, un testo, oltretutto, già passato al vaglio del Consiglio di stato, e per cui non esiste alcun rischio di disapplicazione da parte dei giudici». «Tutto ciò», continua Marino, «senza che si interferisca con l’iter avviato dal Cnf per la definizione del nuovo regolamento previsto dalla legge forense. Serve una posizione unitaria per rappresentare al meglio gli interessi degli avvocati italiani». A parere di Ester Perifano, segretario generale dell’Anf, invece, «le dichiarazioni del ministro Severino lasciano pochissimo spazio alle speranze degli avvocati: per l’intransigenza del Cnf i parametri per i compensi degli avvocati dovranno essere rivisti sulla base della nuova legge di riforma della professione forense. Gli avvocati, dopo il no del Cnf a fare proprio il testo che era stato lungamente discusso con le rappresentanze forensi e sul quale era stato trovato totale condivisione saranno costretti ad attendere l’iter previsto dalla legge, con tutto il tempo che occorrerà e con tutte le conseguenze negative». Anche per Maurizio de Tilla, presidente Anai, «la contesa tra il ministero della giustizia e il Cnf finisce per danneggiare gli avvocati in un momento molto delicato della professione che soffre per la crisi economica e per la drastica riduzione degli introiti».

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