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I nuovi consumatori abitano qui

A Cuba internet non è più solo un mezzo di comunicazione per sparuti gruppi di dissidenti. Uno dei siti più popolari all’Avana oggi è Revolico, dove si può comprare di tutto, dai pc alle scarpe da tennis, e riceverlo a casa direttamente dagli scaffali di Miami. In Myanmar, dove vivono oltre 50 milioni di persone, l’anno scorso si è registrato un vero e proprio boom dei prodotti per l’infanzia, la cui spesa è cresciuta del 22 per cento. In Angola sono tutti pazzi per la pasta: tra il 2009 e il 2013 gli acquisti di spaghetti e dintorni hanno messo a segno un aumento medio annuo del 36 per cento. Mentre nella capitale dello Sri Lanka, soltanto nel prossimo anno, sorgeranno oltre un milione di metri quadrati di nuovi spazi commerciali.
Angola, Sri Lanka, Myanmar, Cuba. Sono un assaggio dei 20 mercati emergenti che, secondo il centro di ricerca inglese Euromonitor, offriranno le migliori opportunità alle imprese produttrici di beni di largo consumo. Generazione 3.0: oltre i Brics, oltre anche i cosiddetti Next-11 come l’Indonesia o la Turchia. Venti Paesi ad oggi fuori dai radar, ma che si apprestano a registrare un incremento sostanzioso del livello di consumi della popolazione. Ciascuno di loro, beninteso, è una scommessa diciamo a dieci anni. Eppure vanno tenuti d’occhio: non perché faranno concorrenza a basso costo ai nostri prodotti, bensì perché proprio per i nostri prodotti potrebbero diventare un mercato.
Come era facile prevedere, c’è molta Africa, nella lista compilata da Euromonitor (tutti i Paesi su www.euromonitor.com/markets-of-the-future). L’Etiopia, ad esempio: un grande Paese da oltre 90 milioni di abitanti che nel giro di cinque anni triplicherà la spesa nazionale in consumi, oggi a quota 34 miliardi di dollari all’anno. In quale categoria spenderanno di più, gli etiopi? Nelle bevande alcoliche, un segmento destinato a crescere del 22% all’anno.
C’è il Mozambico, meta ultimamente popolare delle missioni imprenditoriali e governative italiane, nate a seguito della scoperta dei maxi-giacimenti di idrocarburi dell’Eni. E c’è anche l’Uganda, che agli investitori offre un vantaggio sensibile, quello di concentrare nella capitale Kampala oltre due milioni di abitanti che guadagnano almeno tre volte più della media nazionale. Una buona notizia, se si ha un prodotto di qualità da vendere ma poche risorse da investire nella sua distribuzione.
Sul fronte asiatico, oltre al Myanmar (e insieme al Bangladesh e alla Cambogia), gli esperti di Euromonitor guardano con interesse allo Sri Lanka, dove 26 anni di guerra civile si sono conclusi ormai un quinquennio fa e la ricostruzione è cominciata, con la benedizione dei capitali cinesi e il rientro in patria di molti emigranti. Qui il mercato del cibo confezionato vale due miliardi di dollari (su una popolazione di soli sei milioni di abitanti), cresce al ritmo del 10% all’anno e può contare già su 200 supermercati moderni e oltre 150mila punti vendita di concezione occidentale.
A Ovest, infine, per una Cuba che offre prospettive di lungo periodo, data la lentezza con cui il regime vara le liberalizzazioni, c’è un Paraguay pronto ai nastri di partenza. La sua economia cresce del 5% all’anno, con petrolio e agricoltura massiva che ne sostengono le prospettive. Attenzione però: l’ombelico dei consumi paraguaiani non è la capitale ma Ciudad del Este, sul confine col Brasile, e il settore più effervescente è quello della cura della persona.

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