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I notai fanno balzare le Sos

I notai fanno volare l’antiriciclaggio dei professionisti. Anche grazie alla garanzia dell’anonimato nelle segnalazioni delle operazioni sospette (Sos). Nel 2012 le segnalazioni effettuate dai notai tramite il Notariato sono state 1.860. Quasi dieci volte tanto rispetto a quelle realizzate nel 2011 dalla categoria, ma soprattutto un numero superiore all’intero volume delle Sos inoltrate da tutti i professionisti tra gli anni 2006 e 2011, che ammontano a poco meno di 1.500 segnalazioni (si veda tabella in pagina).

E nel primo mese del 2013 le Sos notarili sono state 165, dato che fa ipotizzare il raggiungimento della soglia delle 2 mila segnalazioni per l’intero anno. «Il Notariato è impegnato da anni su questo fronte con l’obiettivo di rendere meno gravoso possibile l’impegno del singolo professionista», commenta Giovanni Vigneri, consigliere nazionale e coordinatore della commissione antiriciclaggio del Cnn, «ma la scelta vincente è stata sicuramente quella di stringere intese con i vari attori del sistema per poter gestire in forma anonima e telematica le richieste di approfondimento sulle Sos». Il notaio che rileva un’operazione sospetta può quindi inviare la segnalazione al Notariato, che provvede a secretare il file e a trasmetterlo alla Uif, l’unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Se quest’ultima ritiene poi di dover richiedere ulteriori approfondimenti, è sempre il Notariato a fare da tramite con il professionista, garantendo il suo anonimato «e quindi consentendogli di svolgere la sua funzione di controllo preventivo con maggiore serenità», spiega Vigneri.

Quelli legati all’antiriciclaggio, però, restano tra gli adempimenti di routine più pesanti tra quelli che lo Stato pone a carico dei professionisti. A ribadirlo nei giorni scorsi è stata anche l’Associazione nazionale commercialisti. Categoria, peraltro, che ha sempre chiesto uno snellimento delle procedure per assolvere a tale compito. «Siamo obbligati a vegliare sulla data di scadenza del documento d’identità del cliente lattaio che da tre generazioni è sotto il nostro studio, pena pesantissime sanzioni», osserva Marco Cuchel, presidente Anc, «i controlli che la legge ci impone sono veramente insostenibili, in particolare per gli studi professionali di piccole dimensioni e di ridotta struttura (che in Italia sono la maggior parte)». La disciplina dettata dal dlgs n. 231/2007, in effetti, è piuttosto articolata e rischia di appesantire notevolmente l’operatività dei piccoli studi quando si acquisisce un nuovo cliente o si compie un’operazione spot. «La normativa sconta un «peccato» di fondo», puntualizza Vigneri, «cioè di essere stata messa a punto avendo come riferimento le grandi realtà finanziarie (banche, fiduciarie, società di investimento). In questi casi però esistono uffici appositamente dedicati all’antiriciclaggio con personale a tempo pieno.

Traslare gli stessi identici obblighi sul professionista individuale, o al massimo associato con qualche collega, crea inevitabilmente delle difficoltà». Anche le sanzioni economiche possono risultare ben più pesanti per i professionisti che per i big della finanza (ferme restando, ovviamente, le responsabilità penali): in alcuni casi si può arrivare fino ai 200 mila euro. «L’antiriciclaggio è una spada di Damocle che pende sulle nostre teste da più di sei anni», rileva Eleonora Di Vona, presidente dell’Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, «ciò che ci viene richiesto non sembra indispensabile al perseguimento degli scopi della normativa. L’accumulo di tutta la massa cartacea, sotto forma di fascicoli piuttosto che di registri, richiesta dal dlgs n. 231/2007, più che all’individuazione di potenziali riciclatori, serve a spostare l’attenzione del controllore sui nostri studi». «Non abbiamo alcuna riserva a fare la nostra parte per contrastare l’illegalità», chiosa Cuchel, «ma è necessario che l’attività a noi richiesta non vada ad aggiungersi ai mille ostacoli che l’amministrazione continua a frapporre tra noi e il nostro lavoro». Sulla stessa lunghezza d’onda l’Ungdcec: «non rifiutiamo di prestare la nostra collaborazione attiva nella lotta al riciclaggio», afferma Di Vona, «ma intendiamo far sì che il nostro ruolo in questa lotta sia ricondotto alla nostra fisiologica sfera d’azione, liberandoci dalla gogna di inutili adempimenti». Il Notariato, invece, «continuerà a realizzare eventi e convegni volti a sensibilizzare la categoria su questo delicato tema», conclude Vigneri, «auspichiamo inoltre un perfezionamento degli indicatori di rischio, che al momento per molte operazioni «grigie» non sempre consentono ex ante di stimare con precisione l’effettiva pericolosità».

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