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I nodi: investimenti e iter tortuoso

L’ipotesi di anticipare l’aumento regionale dell’addizionale Irpef, peraltro velocemente cancellata dalle bozze, è solo un aspetto del problema. La lista delle criticità stilata dalle associazioni imprenditoriali è lunghissima: così come articolato dai tecnici dell’Economia, il piano sblocca debiti proprio non funziona. Nella mattinata di ieri un rapido giro di telefonate ha consentito di trovare nel ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera una buona sponda per mediare con gli uffici di Grilli. Non c’è stato nessuno scontro tra i due ministri, sottolineano entrambi gli staff, ma è certo che si è arrivati a un “armistizio” per riscrivere buona parte delle misure contestate dalle imprese.
Aveva fatto sobbalzare la severa griglia di vincoli finanziari posti per un quinquennio a regioni ed enti locali che decideranno di usufruire di anticipi di cassa per pagare gli arretrati. Condizioni che rischiano di rendere poco conveniente per gli stessi enti il ricorso alle anticipazioni oppure, nel caso fossero rispettate, si tradurrebbero in un’autentica camicia di Nesso che rischia di determinare una gelata degli investimenti locali. Su questo punto specifico, dopo la riunione di ieri sera al Mef con Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza delle cooperative, ci sarebbe stata però l’apertura ad attenuare il blocco.
Se si scende sul terreno delle risorse, il giudizio non è meno negativo. Nel testo, di fatto, non ci sono meccanismi diretti che consentano alle imprese di ottenere il pagamento di quanto dovuto, ma si regolano esclusivamente i rapporti tra amministrazioni diverse. Oltretutto in modo non proprio lineare, visto che non c’è una regia unica ma si prevedono due diversi Fondi per assicurare, mediante prestiti, liquidità alle amministrazioni in fabbisogno di cassa (uno per gli enti locali, uno per i debiti regionali non sanitari). Le procedure appaiono farraginose e prevedono complessi contratti sui prestiti agli enti (con tasso agevolato al 3%). Colpisce poi come un testo composto da 9 articoli contenga il riferimento – tra decreti ministeriali, direttoriali e dirigenziali – a dieci provvedimenti attuativi, in alcuni casi con scadenze che obiettivamente appaiono difficili da rispettare (il primo testo andrebbe emanato entro il 15 aprile).
A preoccupare le imprese è anche la norma che regola i pagamenti tra Regioni e Comuni, perché manca un chiaro vincolo di destinazione delle risorse che potrebbero andare ad altri obiettivi e non solo al pagamento degli arretrati. A sorpresa è poi arrivata anche una nuova dose dei poco amati tagli lineari ai ministeri, individuati come copertura ai maggiori interessi del debito pubblico derivanti dall’emissioni di titoli di Stato. Ma non solo. Per i debiti dell’amministrazione statale al momento lo stanziamento è ridottissimo (incremento di 500 milioni del fondo della Finanziaria 2006) e la quota di debiti che non verrà soddisfatta dovrà essere coperta da risparmi degli stessi ministeri da conseguire attraverso le spese rimodulabili.
Quanto alle Regioni, la rassicurazione che non sarà anticipata la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef non scioglie tutti i nodi. Si prevede infatti che i governatori possano accedere ai prestiti solo a fronte della predisposizione di misure, «anche legislative», per coprire il rimborso. In sostanza, se non useranno la leva Irpef, che margini avranno? Nemmeno i Comuni e le Province, in verità, possono dirsi del tutto tranquilli. Nell’attuale versione, infatti, il provvedimento prevederebbe che in caso di mancato pagamento della rata annuale del prestito, l’Agenzia delle entrate potrà trattenere le somme relative all’Imu e, nel caso delle Province, relative all’imposta sull’Rc auto.
Non viene previsto un meccanismo di compensazione automatica crediti-debiti ed è da perfezionare il capitolo sanzioni. Secondo le imprese, sia le sanzioni previste per i dirigenti della Pa che risulteranno inadempienti sia quelle riferiti agli enti che non si registreranno sulla piattaforma del Tesoro rappresentano un elemento positivo, ma appaiono ancora indefinite e rischiano di restare sulla carta in mancanza di una base giuridica certa.

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