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I nodi del Governatore Abbiamo poco capitale per giocare in Europa

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia ritiene che il passaggio chiave dello sviluppo economico sia l’innovazione. Attorno all’evoluzione tecnologica, cioè, si misurerà la solidità della crescita e si muoverà il rilancio dell’occupazione e del reddito, e si misureranno i maggiori bisogni di istruzione e conoscenza e di trasparenza e legalità. «I tempi stanno cambiando» è il titolo del suo più recente saggio e assieme il leith motiv del suo pensiero economico. C’è da scommettere che il ritmo del cambiamento scandirà anche le Considerazioni finali che Visco illustrerà all’annuale assemblea della Banca d’Italia che in via del tutto straordinaria si svolgerà martedì 26 maggio, in netto anticipo rispetto alla tradizione del 31 maggio. 
Sistema più ampio
Se l’analisi economica del Governatore, nell’ottica di assecondare l’innovazione, punterà ad individuare le strade per rafforzare la crescita e sviluppare gli investimenti, anche alla luce dei significativi contributi dati dalle misure espansive della Bce, la sua disanima dei problemi del mondo del credito si concentrerà sui nodi della transizione verso un sistema pienamente europeo. Sui nodi, ma forse è meglio dire sul nodo principale, cioè quello delle sofferenze accumulate dalle banche negli anni della recessione. L’ammontare dei crediti non rimborsati soprattutto dalle imprese, è rimbalzato nelle ultime settimane dai rapporti della stessa Banca d’Italia a quelli del Fondo monetario e della Bce: 350 miliardi di partite deteriorate di cui 197 di sofferenze, cioè di prestiti diventati inesigibili.
Sollecitazioni
Assieme alle cifre è arrivata anche la sollecitazione a risolvere il problema, facilitando la vendita sul mercato di tali crediti difficili, mediante anche la loro cartolarizzazione, così da liberare risorse per il credito all’economia. Lo stesso Visco ha ripetuto in più occasioni la necessità di attivare – perlomeno per gli istituti di media e piccola dimensione – un’iniziativa di sistema e di studiare regole e incentivi per rimettere in moto il mercato, fermo, delle cartolarizzazioni.
Rigidità
La ricerca di una soluzione – guidata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan che si avvale del supporto tecnico dello stesso Visco e dei suoi collaboratori, si sta però dimostrando più difficile di ogni previsione perché il governo italiano non riesce a scalfire le rigidità degli uffici tecnici della commissione europea in merito al divieto degli aiuti di Stato. Non esistono i 10 comandamenti, regole certe scritte sulla pietra per definire cosa è e cosa non è aiuto di Stato, ha spiegato in Parlamento Padoan che però non è riuscito ad ottenere fin ora il via libera non solo ad una bad bank pubblico-privata ma neanche ad una garanzia pubblica, pure a pagamento, per i titoli. Per ora ci saranno altri interventi come per esempio la riduzione dei tempi delle procedure concorsuali, per ottenere cioè la liquidazione delle garanzie legate ai prestiti non rimborsati. Interventi utili ma non risolutivi, a detta delle stesse autorità che hanno sollecitato una soluzione. E non è un caso che il Fondo monetario nel suo documento elaborato al temine della missione in Italia in vista del rapporto «Articolo IV» abbia suggerito – in primo luogo alla Banca d’Italia – di prevedere un limite di tempo per le sofferenze oltre il quale prevedere accantonamenti più consistenti degli attuali. Tali indicazioni sembrano assecondare la linea di maggiore severità verso le banche italiane adottata dal nuovo meccanismo di vigilanza della Bce che punta a rafforzare i parametri di capitali richiesti. Una politica questa che Visco vorrebbe fosse più graduale per evitare di frenare l’azione delle banche verso l’economia, in una fase di riavvio della ripresa. Da qui la difficoltà dell’azione della Banca d’Italia a gestire la transizione e a guidare il sistema italiano verso un adeguato livello di capitalizzazione e di redditività.
Quella delle Considerazioni finali sarà quindi per Visco un’ulteriore occasione per indicare il tragitto ma anche per sottolineare l’importanza di un sistema di credito solido e redditizio per sostenere la crescita. Così come è essenziale il ruolo delle imprese che investono in un quadro che vede il governo accelerare il suo piano di riforme per non vanificare le opportunità offerte dall’azione della politica monetaria.
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