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«I negoziati saranno lunghi e difficili»

Ormai il protocollo europeo prevede baci, abbracci e strette di mano, anche quando la situazione economica è estremamente incerta e le tensioni politiche si toccano con mano. Ieri il nuovo premier greco Alexis Tsipras ha incontrato i vertici comunitari per illustrare la sua strategia, un piano quadriennale di riforme meno incentrate sul risanamento dei conti, nella speranza che convinca i creditori internazionali a prestare denaro fresco a una Grecia sempre in gravissima crisi finanziaria.
Dopo gli incontri di due giorni fa a Roma con il premier Matteo Renzi, Tsipras è giunto a Bruxelles per vedere il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz. Nelle tre occasioni, l’establishment comunitario ha tentato di mostrare ai fotografi e alle telecamere sorrisi e serenità. È lecito dubitare che il clima fosse così positivo, tanto le trattative appaiono complesse.
«I negoziati – ha avvertito Tusk in un comunicato – saranno difficili, richiederanno cooperazione e dialogo, così come uno sforzo determinato da parte della Grecia». L’ex premier polacco ha poi aggiunto: «Ci siamo trovati d’accordo sull’importanza di mantenere l’unità dell’Unione europea anche sulle altre sfide dell’Europa». Il riferimento è alla crisi russo-ucraina, e ai segnali di rapprochement che Atene ha lanciato a Mosca nei giorni scorsi, prendendo le distanze dagli altri partner.
Tsipras ha colto l’occasione della visita per illustrare ai partner europei le grandi linee politiche del nuovo esecutivo. Nel desiderio di mostrare alla pubblica opinione greca il cambio di passo, il governo guidato dalla sinistra radicale Syriza vuole che l’attuale impopolare programma di aiuti finanziari scada a fine febbraio, come previsto. Nel contempo, vorrebbe ricevere dai creditori un prestito-ponte durante il periodo necessario per negoziare un nuovo programma segnato da impegni più leggeri.
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, nei suoi colloqui di ieri il nuovo premier ha evocato l’idea di un piano di quattro anni (2015-2018) basato su riforme economiche meno onerose, associate a un alleggerimento degli impegni di bilancio. Consapevole della sensibilità dei suoi partner, il primo ministro e leader del partito della sinistra radicale Syriza ha sottolineato la volontà di mettere mano alla corruzione, alla frode fiscale e all’inefficienza della pubblica amministrazione.
Rispetto alla settimana scorsa, c’è da parte di Tsipras un cambio di discorso. Non si tratta più solo di rinnegare le riforme adottate finora; si tratta piuttosto di concentrare gli sforzi su misure apprezzate sia da Atene che da Bruxelles. Il problema è che il piano greco non piace a molti paesi, alla Commissione, così come alla Banca centrale europea. Preferirebbero che l’attuale programma di aggiustamento venga prorogato per evitare incertezza politica, giuridica, economica (si veda Il Sole/24 Ore di ieri).
In un documento citato da Reuters e preparato dal governo tedesco in vista di una prossima riunione a livello europeo, Berlino sostiene poi che l’obiettivo delle trattative deve essere «la continuazione dell’agenda di riforme già decisa, comprendenti l’amministrazione fiscale, la tassazione, la gestione finanziaria pubblica, le privatizzazioni, l’amministrazione statale, la sanità, l’istruzione e la lotta contro la corruzione». Come dire che, per ora, la Germania non vuole retromarce.
Da Berlino, la cancelliera Angela Merkel ha detto che non c’è alcuna «sostanziale» differenza di posizione tra i partner della zona euro per quanto concerne la Grecia. Dal canto suo, parlando ieri alla stampa, Tsipras ha voluto precisare: «Vogliamo correggere il quadro, non stravolgerlo». Si è detto «molto ottimista», anche se ha ammesso: «Non c’è ancora un accordo». Il tempo stringe: Atene ha bisogno di denaro fresco molto presto e l’attuale programma di aiuti scade a fine mese.
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