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I mutui casa dimezzati ma i tassi ora risalgono

Da una parte le incertezze sul futuro che condizionano i richiedenti. Dall’altra una sempre maggiore rigidità dal mondo bancario. In mezzo, l’effetto-spread sui tassi applicati, che si mantengono a livelli elevati (malgrado la generosa provvista di liquidità a buon mercato arrivata dalla Bce). Il risultato è che le richieste di mutui da parte delle famiglie italiane nel corso del 2012 sono crollate del 42% rispetto al 2011 (-27% nel solo mese di dicembre).
È quanto emerge dai dati elaborati dal Crif, la Centrale rischi finanziari, società specializzata nei sistemi di informazioni creditizie. E il dato peggiora se raffrontato con l’andamento registrato nel 2010 e 2009, con le richieste diminuite del 53%, e nel 2008 (-49%).
Secondo lo studio del Crif, «nel breve periodo lo sviluppo del credito alle famiglie è fortemente condizionato dall’evoluzione macroeconomica, che determina i comportamenti sia dell’offerta sia della domanda; in particolare, la dinamica del mercato del credito si conferma prociclica, soprattutto in Italia, dove peraltro si registra un ricorso al credito da parte delle famiglie tradizionalmente prudente».
Tra le prime cause individuate, «la fragilità dei bilanci familiari, condizionati dalla crescita del tasso di inflazione, da livelli di disoccupazione in preoccupante aumento e dalla perdurante incertezza sulle prospettive di ripresa dell’economia che hanno determinato scelte molto caute nel ricorso al credito, sia per quanto riguarda i mutui sia per i prestiti».
A proposito di prestiti, in pratica quelli legati al credito al consumo, la flessione è stata più contenuta, attestandosi al 4% nell’arco degli ultimi 12 mesi (-18% rispetto ai livelli pre-crisi del 2008). Questo tipo di richieste, precisano dal Crif, «sconta la contrazione dei consumi di beni durevoli di importo più rilevante, come auto, moto, arredamenti, elettrodomestici, tipicamente sostenuti dall’accensione di un finanziamento».
Letti però sotto un’altra luce, e utilizzando la lente delle cifre diffuse dalla Banca d’Italia, questi dati testimoniano senza attenuanti anche la stretta dei finanziamenti bancari, che coinvolge in egual misura imprese e famiglie. Segno che allo sportello le condizioni sono sempre più restrittive e i potenziali acquirenti di case non sono più accolti a braccia aperte (con tutte le inevitabili ripercussioni sul mercato immobiliare, crollato del 20% nel 2012). In aggiunta, vanno pure messe nel conto anche le impennate dello spread, che l’anno scorso hanno alzato il costo dei mutui. E a complicare ulteriormente la situazione su questo fronte, ci si sono messe anche le tensioni sugli indici dei tassi europei di riferimento, come Libor ed Euribor (quest’ultimo ieri è risalito allo 0,199%, il massimo da ottobre) .
L’Eba, l’autorità europea bancaria, insieme all’Esma, che sovrintende i mercati finanziari, hanno espresso l’auspicio che venga ridotta l’influenza delle banche nel processo di fissazione dell’Euribor e che siano introdotti controlli più regolari per assicurarsi che i dati non vengano manipolati. Le due authority hanno definito una serie di indicazioni per migliorare l’Euribor e impedire che si ripetano gli scandali recenti (ieri nel blog del Financial Times, «Alphaville», veniva citato a questo proposito il caso della tedesca Landesbank Baden-Württemberg). Euribor e Libor sono gli indicatori chiave in Europa che stabiliscono quanto le banche pagano per il denaro preso a prestito da altre banche e sono usati per fissare i prezzi di molti prodotti finanziari, come i mutui ipotecari appunto.

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