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I ministri Ue cercano di riannodare i fili dell’Unione bancaria

Un sopralluogo virtuale sul grande cantiere dell’Unione bancaria. Riparte da qui l’agenda economica europea dopo la pausa estiva, con i ministri dell’Economia e delle Finanze dei 28 riuniti a Vilnius per il primo Consiglio Ecofin organizzato dalla presidenza di turno lituana il prossimo 13 e 14 settembre. Nel corso di un pranzo venerdì alla National Gallery of Art e della sessione di lavoro del pomeriggio di sabato, Fabrizio Saccomanni e i suoi colleghi europei tracceranno il bilancio dei passi avanti compiuti e delineeranno la strategia futura. «Sarà una riunione di preparazione per i prossimi mesi», sottolinea Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura.
I lavori si sono svolti per ora a passo lento, con il fiato sospeso in attesa dell’esito delle elezioni tedesche del 22 settembre. Sono infatti ancora numerosi i nodi tecnici e politici da sciogliere su tutti e quattro i pilastri del nuovo edificio. Il tempo stringe e la data di consegna dei lavori per il primo di essi – il trasferimento della vigilanza dalle Banche centrali nazionali alla Bce per circa 150-200 gruppi – è già stata posticipata per ben due volte e viene oggi fissata più genericamente nella seconda metà del 2014 e comunque non prima di ottobre.
Per poter procedere con il passaggio del testimone manca però ancora un tassello istituzionale: il regolamento che affida all’Istituto guidato da Mario Draghi il potere di vigilanza è già stato approvato dal Consiglio Ue, ma deve ancora ricevere il via libera dell’Europarlamento.
Solo dopo questo passaggio il testo potrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea e dodici mesi dopo la Bce potrà diventare operativa nel nuovo ruolo. Il voto in plenaria è previsto per domani a Strasburgo, ma potrebbe ancora slittare all’ultim’ora alla prossima sessione di ottobre.
Nel frattempo Francoforte e le banche centrali nazionali nei prossimi mesi saranno impegnate a preparare il terreno per la valutazione della qualità degli attivi detenuti dalle banche europee. Una prima comunicazione sulla procedura di valutazione, ha assicurato Mario Draghi la settimana scorsa, verrà annunciata a metà ottobre. Altri nodi da sciogliere saranno la cooperazione tra la Bce e le autorità nazionali, oltre alla definizione del ruolo degli undici Paesi della Ue non aderenti all’area euro.
La riunione di Vilnius sarà l’occasione per avviare il dibattito sull’autorità unica di gestione delle crisi bancarie. Sul tavolo dell’Ecofin approderà la proposta presentata dalla Commissione Ue il 10 luglio scorso, che delinea il piano d’azione da attuare entro il gennaio 2015.
La strada si preannuncia però in salita ed è in corso un braccio di ferro su più fronti. Da un lato tra la Commissione e la Bce, che chiede di avere più voce in capitolo non solo nella fase iniziale, ma anche nella decisione finale sulla chiusura di una banca. Dall’altro la Germania, sostenuta da Olanda, Finlandia, Estonia e Slovacchia, caldeggia una transizione più soft, passando attraverso un sistema più decentrato.
Consiglio Ue ed Europarlamento dovranno poi rispolverare dai loro cassetti il progetto di direttiva presentato dalla Commissione nel 2010 su un sistema di garanzie per i correntisti in caso di fallimento della loro banca. Accantonata per ora la proposta di uno schema unico europeo, l’obiettivo di Bruxelles è arrivare a un network di protezione. L’unico pilastro in via di completamento è quello delle regole comuni sul fallimento ordinato delle banche, grazie all’accordo raggiunto lo scorso giugno tra i ministri dell’Economia, che sposta l’onere dei salvataggi degli istituti di credito verso il settore privato. Resta però da superare lo scoglio del voto dell’Europarlamento e il recepimento nei vari Paesi.
Se la tabella di marcia appare chiara, le incognite all’orizzonte non mancano. «Agli ostacoli politici legati ai dossier – spiega Peruzzo – si aggiungono infatti una serie di scadenze, una sorta di campagna elettorale permanente, in vista delle amministrative in Francia il prossimo marzo fino al rinnovo del Parlamento europeo nel giugno 2014, che rischiano di imprimere una nuova, preoccupante frenata al cantiere».

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