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I ministeri «nascondono» i dati

Semplificazione e trasparenza. È nata con questi due obiettivi la norma che ha imposto alle amministrazioni statali di tenere informati i cittadini sull’introduzione di nuovi adempimenti. Per esempio: nuove scadenze, nuovi certificati oppure nuove autorizzazioni. È stato, però, anche previsto che la collettività venisse, allo stesso tempo, informata sugli obblighi che non ci sono più, che hanno cessato di esistere perché cancellati da quei regolamenti che ne hanno introdotto di nuovi.
Insomma, un quadro costantemente aggiornato, così che ogni persona si possa muovere con semplicità nei meandri della burocrazia, senza perdere tempo ad arrovellarsi su come fare per non sbagliare. E dove pubblicare un tal quadro di oneri informativi introdotti ed eliminati (così li chiama la legge) se non sul sito di ciascuna amministrazione?
Ebbene, a sette mesi dall’entrata in vigore della nuova regola, il quadro è desolante. Da una verifica a campione effettuata sui ministeri, solo quello della Pubblica amministrazione si salva. Nell’home page del sito di Palazzo Vidoni è infatti facilmente identificabile l’apposito link all’elenco “Oneri introdotti ed eliminati”, a cui deve essere possibile accedere o attraverso la sezione “Come fare per…” o cliccando su quella relativa a “Amministrazione trasparente” e poi, all’interno di quest’ultima, su “Disposizioni generali”. Nel sito della Pubblica amministrazione, oltre agli obblighi informativi – il cui elenco non c’è perché fino a questo momento (spiega il dicastero) non sono stati adottati provvedimenti che introducono o eliminano adempimenti per cittadini e imprese –, si trova il nome e il numero di telefono del responsabile del trattamento dei reclami e l’indirizzo mail dove è possibile inviare le rimostranze quando ci si imbatte in siti vuoti o non aggiornati.
Ed è questa la situazione, per esempio, dei ministeri della Salute, dell’Istruzione e dell’Economia, nei cui siti non c’è la sezione ad hoc sugli oneri informativi. Al ministero degli Esteri la sezione c’è, ma non è aggiornata. Quella della Farnesina è una situazione comune a molti dicasteri: è così, infatti, all’Interno, alla Difesa, alle Politiche agricole, alle Politiche sociali, ai Beni culturali. Diverso (ma nella sostanza identico) ciò che si scopre consultando il sito del ministero dello Sviluppo economico: la pagina c’è, ma è in costruzione. E così al ministero dell’Ambiente. Anche al ministero delle Infrastrutture la sezione sugli oneri informativi è presente, ma non c’è alcun documento. In questo caso, però, è difficile capire se ciò sia dovuto all’assenza di provvedimenti che, in questi ultimi sette mesi, hanno introdotto o eliminato oneri informativi (la legge non chiede all’amministrazione di specificarlo) oppure se si tratti di una comunicazione non aggiornata.
Forse lo accerterà il monitoraggio che il ministero della Pubblica amministrazione si prepara ad effettuare e che servirà a capire cosa finora non ha funzionato.

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