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I mini-crediti scaduti diventano una «dote» per le deduzioni

L’importo dei mini-crediti scaduti da oltre sei mesi guida la deduzione del fondo svalutazione per le imprese che gestiscono i crediti per masse. In pratica, il fondo diventa deducibile fino all’ammontare dei mini-crediti. La conferma arriva dalla circolare 14/E/2014, che è tornata anche sui crediti di modesto importo (non superiore a 5mila euro per le imprese con fatturato oltre 100 milioni e non superiore a 2.500 euro per le altre).
Già la circolare 26/E/2013 aveva chiarito che le perdite su crediti fiscalmente rilevanti sono quelle che presentano i requisiti di deducibilità (articolo 101 del Tuir) e che sono state imputate a conto economico, essendo irrilevante che l’imputazione contabile sia avvenuta a titolo di svalutazione o di perdita. Il documento di prassi emanato lo scorso anno aveva anche chiarito che le perdite fiscalmente deducibili comprendono anche quelle che sono state imputate – come svalutazioni o perdite – al conto economico di precedenti esercizi, per le quali la deduzione è stata rinviata in conformità alle disposizioni del Tuir. Questo comporta che:
– in presenza di crediti di modesto importo scaduti da oltre sei mesi la perdita è deducibile quando si manifesta la relativa imputazione a conto economico, anche a titolo di svalutazione;
– in presenza di una perdita o svalutazione già imputata a conto economico in esercizi precedenti, la perdita è deducibile nel momento in cui si vengono a realizzare i requisiti quantitativi e temporali che consentono la deducibilità.
Per le imprese che operano svalutazione dei crediti per masse – e che quindi utilizzano indistintamente il fondo svalutazione crediti per assorbire le perdite di qualsiasi credito – le Entrate avevano precisato che le perdite su crediti devono essere integralmente imputate al l’intero ammontare delle svalutazioni non dedotte.
Ora la circolare 14/E/2014 chiarisce che per le imprese che gestiscono il fondo svalutazione crediti con modalità forfettarie, nel periodo d’imposta in cui si realizzano i due requisiti che consentono la deduzione delle perdite sui crediti di modesto importo (imputazione a conto economico e maturazione del semestre), l’intero ammontare dei mini-crediti che trova capienza nel valore delle svalutazioni non dedotte deve essere fiscalmente considerato una perdita. In sostanza, fino a concorrenza dei mini-crediti per i quali sono verificati i requisiti di deducibilità, la svalutazione per masse si trasforma necessariamente in una perdita su crediti, che sarà deducibile per la parte di fondo formata con accantonamenti non dedotti, ex articolo 106 del Tuir (si veda l’esempio nella grafica a lato).
La trasformazione delle svalutazioni in perdite determina un regime di doppio binario e comporta la necessità di monitorare le vicende successive relative ai crediti. Questi, infatti, non possono generare perdite ulteriori in caso di successiva cancellazione dal bilancio (dal momento che la perdita relativa è stata già dedotta), né possono essere presi in considerazione ai fini del calcolo del plafond dei crediti cui commisurare lo 0,5% di svalutazioni deducibili (articolo 106 del Tuir).
La circolare chiarisce inoltre che il fondo svalutazione crediti non dedotto, per la parte corrispondente alla sua trasformazione in perdita, si deve considerare non più esistente ai fini fiscali e quindi non può generare variazioni in diminuzione in caso di utilizzo.
Inoltre, benché tale aspetto non sia affrontato nella circolare, l’eventuale incasso dei mini-crediti passati a perdita ai soli fini fiscali dovrebbe necessariamente determinare una sopravvenienza attiva tassabile, anche se non comporta alcun passaggio a conto economico (variazione in aumento nel modello Unico) e, nei limiti della sopravvenienza attiva, liberare il fondo svalutazione crediti che torna a essere considerato “tassato”.
Infine, la circolare 14/E/2014 interviene anche sulla decorrenza della disciplina chiarendo che, in caso di gestione per masse, le perdite su mini-crediti la cui scadenza di sei mesi era maturata nel 2012 dovevano essere integralmente imputate alle svalutazioni non dedotte operate negli anni precedenti. Trattandosi di un chiarimento tardivo, dovrebbe restare ferma la possibilità di recuperare la deduzione anche in Unico 2014, senza necessità di presentare una dichiarazione dei redditi integrativa.

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