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I mercati sbandano sull’incognita-Atene

Sono bastati due tweet del premier greco Alexis Tsipras a far capire che il futuro di Atene è tutt’altro che deciso. Su Twitter il leader del partito di sinistra radicale Syriza ha accusato una parte dei creditori di essere contro l’accordo, sottolineando che alla Grecia è stato negato quello che era stato concesso a Irlanda e Portogallo, altri due Paesi che negli ultimi anni fatto ricorso a piani di salvataggio coordinati dalla triade Ue-Fmi-Bce. Lo stesso Tsipras ha sostenuto che «l’insistenza di alcune istituzioni», con ogni probabilità il Fondo monetario internazionale, dimostra che «o non vogliono un accordo, o non vogliono gli interessi della Grecia». 
In reazione i mercati hanno cambiato umore e sono scivolati in netto ribasso con Piazza Affari che ha toccato un minimo intraday a -1,3% e lo spread BTp-Bund che si è allungato a 140 punti. Quasi in risposta alle esternazioni digitali del premier ellenico, funzionari Ue hanno ammorbidito leggermente i toni facendo passare il messaggio che la Grecia e i creditori internazionali sono ancora distanti sulla riforma del sistema pensionistico, dell’Iva e della tassazione delle aziende e che finora non ci sono stati molti progressi nelle trattative. Non una bella notizia ma comunque il segnale di apertura ad ulteriori trattative: e ciò è bastato per far rientrare un po’ la tensione. A conti fatti Milano ha chiuso con un calo dello 0,53%, Francoforte dello 0,62%, Parigi dello 0,24% e Madrid dello 0,71%. Nulla di trascendentale considerati i forti rialzi delle sedute precedenti, proprio sulla scommessa anticipata che la questione greca non si trasformerà in tragedia. In questo senso i ribassi accumulati nel finale (compreso quello della Borsa di Atene che ha ceduto l’1,7% recuperando dal -4% di metà giornata) possono essere interpretati più come prese di profitto che non come un reale allarme degli operatori sulla Grecia.
Allo stesso tempo è chiaro che se l’Eurogruppo di oggi non porterà a un accordo dopo che le trattative sono proseguite ad oltranza nella notte la reazione degli investitori potrebbe essere molto pesante, così come la volatilità potrebbe aumentare. Da questo punto di vista non sono da escludere, oggi e domani, giornate ballerine sui mercati.
Saranno sorvegliati speciali anche i rendimenti dei titoli di Stato, da sempre termometro della crisi. I bond di Atene a due anni ieri sono risaliti dell’1% al 21% e i titoli a 10 anni si sono riportati in direzione dell’11% confermando, ma ormai non è una novità, una chiara inversione della curva. I BTp decennali italiani hanno terminato gli scambi al 2,12%, due punti in meno rispetto alla vigilia ma con uno sbalzo intraday oltre il 2,2%. Andamento molto simile per i rispettivi Bonos spagnoli. Lo spread Italia-Germania si è ridimensionato nel finale sotto i 130 punti (129) testimoniando una certa tenuta del mercato obbligazionario. Segnali di tenuta arrivano anche dal mercato delle valute. L’euro nelle prime battute si era rafforzato sopra 1,12 dollari per poi tornare sotto questa soglia dopo che dagli Stati Uniti è arrivato il Pil definitivo del primo trimestre: i dati diffusi dal Dipartimento al Commercio mostrano una contrazione dello 0,2% sull’ultimo trimestre 2014, con un miglioramento di 0,5 punti rispetto alla stima diffusa a maggio (-0,7%). La revisione al rialzo dei dati mostra un calo delle esportazioni inferiore alla misurazione precedente e un aumento di importazioni e spese per consumi personali maggiore rispetto alle stime di maggio. Diffuso il dato finale anche sul quarto trimestre del 2014 con un Pil reale aumentato del 2,2%.
Queste cifre confermano la direzione di quello che nelle stanze finanziarie chiamano decoupling, ovvero un’inversione a breve della politica monetaria tra Stati Uniti (che potrebbero tornare già da quest’anno ad alzare i tassi di interesse) e l’Eurozona (che invece prosegue nella manovra espansiva di quantitative easing avviata lo scorso marzo, ben sette anni dopo quella degli Usa).
Intanto dall’Eurozona è arrivato un segnale di crescita contrastante: i mercati hanno un po’ risentito dell’indebolimento dell’indice di fiducia sul clima economico in Germania. A giugno l’indice Ifo si è attestato a 107,4 punti rispetto ai 108,5 del mese precedente. Si tratta del valore più basso negli ultimi quattro mesi. Il dato arriva dopo che lunedì il Pmi manifatturiero dell’Eurozona è balzato ai massimi da 4 anni.

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