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I mercati «reggono» l’urto del voto greco

L’estrema sinistra greca, quella anti-Troika guidata da Alexis Tsipras, vince le elezioni. Ma i mercati europei reggono l’onda d’urto di un voto politico potenzialmente anti-sistemico e, dopo una mattinata in altalena, chiudono in netto rialzo nel finale. Lo spread BTp-Bund è sceso di 5 punti base a 116. E Piazza Affari ha messo a segno l’ottavo rialzo consecutivo con il Ftse Mib a +1,15%. Francoforte ha fatto addirittura meglio (+1,4%) spinta dalla pubblicazione dell’indice Ifo (fiducia delle imprese tedesche) salito nel mese in corso a quota 106,7, dai 105,5 di dicembre, superando le attese (106,3). Un chiaro segnale di ripresa economica che, a pochi giorni dal lancio del «maxi-Qe» (1.140 miliardi) da parte della Bce, ha spinto gli investitori a concentrarsi sul bicchiere mezzo pieno piuttosto che su quello (potenzialmente meno vuoto nella logica dei mercati finanziari e degli investitori) derivante dalle elezioni di Atene.
Come mai la Grecia, lo stesso Paese che nel 2010 causò il contagio di mezza Europa scatenando la crisi dei debiti sovrani sui mercati, ora spaventa meno? Eppure, nell’ultimo lustro, nonostante i 240 miliardi di prestiti elargiti dalla Troika (Ue-Bce-Fmi) il quadro è addirittura peggiorato. In 5 anni la Grecia ha perso il 25% del Pil, ha visto salire i disoccupati al 25%, i giovani al 55%. E il debito, che avrebbe dovuto scendere, è schizzato dal 125 a quasi il 180% del Prodotto interno lordo (proprio a causa del crollo del Pil). La verità è che quell’economia che rappresenta il 2% del Pil dell’Eurozona e il 3% del debito dell’area, non viene vista al momento come una minaccia per la tenuta dell’Eurozona dagli investitori. I mercati scontano che Tsipras – al netto del suo linguaggio potenzialmente sovversivo – sarà comunque costretto a trovare un accordo, a scendere a compromessi con i creditori istituzionali che detengono circa l’80% del debito di Atene. Ed è per questo che ieri i mercati hanno confinato l’esito delle elezioni greche alla Grecia, allontanando l’ipotesi di un contagio.
Le vendite, infatti, si sono concentrate solo sui bond di Atene (con il titolo a 3 anni passato dal 10% all’11,62%, più alto di quello a 10 anni passato dall’8,34 all’8,74%, evidenziando la tipica inversione della curva che colpisce i Paesi per i quali si teme un rischio default). E sul listino di Atene che ha chiuso con un calo del 3,2%. Per la cronaca, va segnalato che nel corso della seduta lo stesso listino aveva azzerato le perdite, prima che arrivasse l’avvertimento dell’agenzia di rating Standard and Poor’s che ha indicato che potrebbe tagliare il rating sovrano della Grecia prima della data fissata per il prossimo pronunciamento sul merito di credito ellenico, ovvero il 13 marzo, se la situazione dovesse prendere una piega negativa. E per la cronaca va segnalato che il listino greco si è sdoppiato nella performance: l’indice delle società a maggiore capitalizzazione ha ceduto il 6,3% (segnale di una vendita da parte di investitori stranieri) mentre quello delle società medio-piccole ha addirittura guadagnato (+1,3%) magari confidando che con Tsipras al comando la domanda interna possa ricevere maggiori stimoli.
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