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“I mercati non escludono gli scenari peggiori serve accordo in extremis”

«In America la chiamiamo brinkmanship , politica del rischio calcolato. È un modo spregiudicato di condurre una trattativa, in questo caso giustificato dalla condizione del popolo greco. Si lanciano ipotesi estreme per valutarne le reazioni, poi si ricomincia a trattare puntando ad un accordo in extremis ». Michael Spence, economista della Nyu, premio Nobel 2011, analizza con un certo scetticismo il salto di qualità in senso drammatico del negoziato greco.

Era nell’aria un’impasse come quella generata dalle dichiarazioni di domenica?
«Sì, certo che sollevando il problema in questo modo si amplia la possibilità di default e la percezione di quest’ipotesi sui mercati. Messa così, la notizia può essere talmente cattiva da causare una corsa ai risparmi e rendere necessari controlli di capitali, fino a mettere in discussione la permanenza della Grecia nell’euro».
E ora come se ne uscirà?
«La situazione è complessa perché le condizioni chieste alla Grecia per garantirle ulteriore liquidità sembrano impraticabili per questo governo dato il suo mandato elettorale, e chissà forse impossibili per qualunque governo eletto ad Atene».
C’è pericolo di effetto-domino?
«C’è sempre il pericolo di contagio, ma credo che tutti si stiano preparando per questo. Per l’Italia l’effetto non sarebbe drammatico sul breve termine. E naturalmente c’è sempre la possibilità che un accordo venga infine raggiunto».
Ma perché l’economia greca non riesce a riprendersi? Possibile che l’austerity l’abbia danneggiata così tanto?
«Una delle spiegazioni è l’insufficienza di produzioni manifatturiere di qualità da esportare, e qui c’è una differenza profondissima con l’Italia. È aumentato un po’ l’export negli ultimi mesi ma solo per le produzioni di prodotti raffinati che hanno un margine di profitto di non più del 5%. La maggior voce in assoluto dell’economia greco, i noli marittimi, ha pochi legami con la ripresa perché il settore non paga tasse (né Syriza malgrado i proclami è riuscita ad aumentargliele), impiega poche persone ed è legata per le tariffe al ciclo delle commodities che è bassissimo».
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