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I mercati chiedono la fiducia d’autunno

Più speranze nelle possibilità dell’Europa. Piazza Affari continua a mietere consensi, anche se la percentuale di rialzisti si è un po’ ristretta dopo il rally estivo. E Wall Street? Tiene. Ma le cautele aumentano, in vista delle elezioni e di altre incertezze autunnali.
In estrema sintesi è questo lo stato d’animo (e, chissà, forse anche di portafoglio) di un campione rappresentativo composto da 17 case di gestione attive sul mercato italiano, interpellate da Morningstar Italia nella prima settimana di settembre. La domanda, che attraversa tutti gli asset cruciali da Piazza Affari ai bund tedeschi, è sempre la stessa: che cosa succederà nei prossimi sei mesi?
Dopo un anno in cui qualsiasi previsione pessimista e, al pari, qualsiasi speranza di miglioramento duraturo sono state spesso smentite in poche settimane, i gestori di casa nostra hanno provato a misurarsi di nuovo con i vaticini.
Numeri
Ed ecco i numeri: il 64,7% è convinto che le Borse europee e Piazza Affari nei prossimi sei mesi possano salire. Mentre solo il 23% per Milano e il 29% per quanto riguarda gli eurolistini dice che le azioni rimarranno stabili. I pessimisti — quelli che immaginano i listini in discesa nei prossimi sei mesi — sono invece poco meno del 6%. «Gli ottimisti sulle Borse europee sono in deciso aumento rispetto a luglio — spiega Sara Silano, responsabile editoriale di Morningstar Italia —. Due mesi fa erano il 53%, in agosto il sondaggio non è stato fatto. Nessun mutamento invece nella ridotta percentuale di pessimisti: anche due mesi fa erano circa il 6%». La pattuglia di chi vede rosa per l’Europa, dunque, è stata alimentata non da catastrofisti convertiti ma da agnostici della stabilità che hanno scelto oggi di sbilanciarsi sull’idea ottimista.
Milano
Per Piazza Affari le cifre però sono diverse. La nostra Borsa, dopo aver toccato un nuovo minimo storico a luglio, si è avventurata in un recupero a due cifre ancora in corso. E così gli ottimisti (oggi pari a quelli europei, 64,7%) sono sempre in assoluta maggioranza, ma il dato è un po’ meno bulgaro (70,6%) se confrontato con quello di due mesi fa, quando le valutazioni erano bassissime.
Il cambio di umore, largamente prevedibile già durante il mese di agosto, è legato all’apprezzamento per l’azione della Bce, che ha annunciato prima in termini generali e poi nei particolari, il programma di acquisto per i titoli brevi dei Paesi più in difficoltà. Una strategia che, secondo il mercato, potrebbe rivelarsi più efficace delle iniezioni di liquidità (Ltro) che hanno sostenuto (brevemente) il mercato tra gennaio e marzo.
Molto meno entusiaste le posizioni su Wall Street. Il 53% pensa che la Borsa americana rimarrà stabile, poco meno del 30% la vede ancora in salita mentre i pessimisti (scenderà nei prossimi sei mesi) sono il 17,6%, quasi il triplo di quelli rintracciabili sul fronte europeo. In luglio i numeri non erano molto diversi, con qualche ottimista in meno (23,5%) e qualche voto in più per la stabilità (58,9%). «I gestori ritengono che il mercato americano sia correttamente valutato — spiega Silano —. Per questo più di un fund manager su due prevede l’oscillazione dei listini agli attuali livelli». Le incognite dello zio Sam vengono dal risultato elettorale, dalla congiuntura macro economica incerta e dal «precipizio fiscale» in cui potrebbe capitombolare il Paese con la fine degli incentivi voluti da George Bush e gli inevitabili tagli alla spesa pubblica. Va detto però che il recentissimo annuncio della Fed, disposta a comprare 40 miliardi di titoli ogni mese, potrebbe mettere nuova benzina nel serbatoio. Almeno per un po’.
Spread
Anche nel braccio di ferro tra Bund e Btp si vede una netta inversione di tendenza. Oggi il 53% dei gestori italiani si aspetta una rivalutazione dei prezzi dei nostri titoli di Stato, con conseguente discesa dei rendimenti e dello spread (distanza) da quelli tedeschi. Ma il fosso tra noi e la Germania, se i gestori hanno ragione, potrebbe restringersi anche per un inedito movimento al ribasso delle quotazioni dei Bund, arrivate a livelli insostenibili. Il 64,7% del campione interpellato ritiene infatti che nei prossimi mesi le valutazioni dei Bund dovranno scendere, solo l’11% le vede ancora in salita. «Il mercato sta cominciando a rendersi conto di questo eccesso, ritenendo giustificato un sottopeso», dice Silano.
Infine l’Asia. La fiducia nelle potenzialità dei Paesi dell’Est del mondo è forte, nonostante le pressioni negative della congiuntura economica. Il 41% è convinto che Cina & company saliranno, il 47% che resteranno stabili, i pessimisti sono l’11,8%. Chi vede rosa giustifica l’interesse per gli Emergenti con l’idea che un ritorno di fiducia sull’Europa rivitalizzerà in generale la propensione al rischio. Con vantaggi indiretti per i volatili listini delle Nuove economie.

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