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I mercati aspettano Draghi, spread in calo

L’effetto Draghi prosegue dove serve, ovvero sui titoli di Stato periferici, tanto che i rendimenti ieri sono nuovamente scesi, dopo il raffreddamento di lunedì. Le parole del presidente della Bce (che in avvio di settimana ha difeso gli acquisti di governativi entro i tre anni) hanno invece sortito un effetto minore sui listini azionari, che sono stati appesantiti dalla diffusione di dati americani inferiori alle attese. Sia chiaro: il buon andamento di BTp e Bonos si è trasmesso comunque sui panieri borsistici. Non è un caso che in giornata Milano (-0,29%) e Madrid (+0,73%) si siano rivelate le migliori piazze del Vecchio Continente. Francoforte ha ceduto l’1,17%, Parigi l’1,58%, Londra l’1,5%.
Spread più sottili
Il focus degli operatori in questo momento è tuttavia concentrato sugli spread. La convinzione diffusa di un prossimo via libera all’acquisto dei titoli di Stato da parte dell’Eurotower (anche se non ci conosce esattamente nè forma nè tempistica) sta infatti facendo correre i prezzi di tutti i titoli della periferia d’Europa (abbassandone così i tassi, che si muovono in direzione opposta). Ieri lo spread italiano a 10 anni è calato a 428 dai 440 punti base della giornata precedente, quello spagnolo è sceso da 550 a 519 punti. Persino i saggi decennali ellenici sono stati tagliati di 100 punti base. Ma la tensione si sta allentando in particolare sulle scadenze più ravvicinate, quelle che saranno nel mirino di Francoforte: sull’orizzonte biennale i BTp hanno visto calare i tassi di 26 punti, al 2,687%, i Bonos di 44 punti, a quota 3,14%. Ma ottima è stata la performance anche dei governativi portoghesi, i cui rendimenti sono scesi di 87 punti (al 3,8%) ai minimi da marzo 2011.
Borse in attesa
Più cauto invece l’approccio degli investitori azionari. Nell’attesa del meeting della Bce, in programma domani a Bruxelles, e della conferenza stampa del governatore della Fed Ben Bernanke, fissata per il 13 settembre, nessuno per ora sembra voler prendere posizioni troppo decise nè al ribasso nè al rialzo. Qualche alleggerimento ieri in verità c’è stato, ed è arrivato in coincidenza con la diffusione dell’indice Ism manifatturiero statunitense, rivelatosi inferiore alle attese: in agosto è passato da 49,8 a 49,6 punti, meno quindi delle previsioni che fissavano l’asticella a 50 punti. Un dato, quello dell’Ism, che è atterrato ai minimi dal 2009. Tuttavia i mercati hanno recuperato anche rispetto ai minimi di giornata: a fine giornata Wall Street ha chiuso in lieve frenata, segnando un -0,5%.
Ai magri segnali in arrivo dal manifatturiero, si aggiungono quelli relativi alle spese per costruzioni, che a sorpresa sono scese dello 0,9% in luglio. E l’outlook sul sistema bancario americano da parte di Moody’s, che rimane negativo, anche se la maggior parte degli istituti é tornata in attivo dal 2012. Non sono dati incoraggianti, soprattutto se si considera che l’immobiliare, insieme ai consumi retail, sono stati i due elementi di supporto per il mercato Usa in queste ultime settimane. Eppure Wall Street, ieri, li ha ignorati.

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