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I mediatori: ingiusto ascoltare solo gli avvocati

di Antonello Cerchi e Giovanni Negri

Esistiamo anche noi. E il ministro della Giustizia ne deve tenere conto. È un grido di dolore quello che arriva dagli "autoconvocati" di Roma, da 88 enti di mediazione e formazione che, in un caldo pomeriggio, si sono trovati per provare a contrastare l'offensiva degli avvocati. Era di poche ore prima la notizia del profilarsi di un decreto legge per modificare aspetti sostanziali della normativa sulla mediazione.

Tra gli enti, molti sono stati costituiti proprio da avvocati che adesso assistono con sgomento al prendere corpo di un'ipotesi di intervento assolutamente massimalista come la rinuncia al requisito dell'obbligatorità della conciliazione al di sopra di un determinato tetto di valore. Così, gli enti, in una lettera al ministro Angelino Alfano, chiedono di rinunciare almeno a questa parte delle modifiche, che contribuirebbe a snaturare del tutto la riforma e di partecipare alla cabina di regia sulle modifiche.

La controprotesta dei mediatori si è messa in moto a due passi dal Palazzaccio della Cassazione. Autoconvocatisi con urgenza attraverso il passaparola dopo le notizie di ritocchi alla riforma partita il 21 marzo, i rappresentanti dei mediatori si sono ritrovati negli uffici di uno degli organismi della capitale. Una sala troppo piccola per contenere gli oltre sessanta mediatori abilitati provenienti da tutta Italia. C'è chi è arrivato dal Trentino, chi dal Veneto, dal Piemonte, dall'Emilia, giù fino alla Puglia, passando per la folta delegazione campana.

Tutti con una gran voglia di parlare e fare. Perché la posta in gioco è importante. Ci sono 322 organismi di mediazione accreditati che su questa partita hanno scommesso soldi e futuro. Per lo start-up – hanno spiegato – occorre un capitale di 20-30mila euro, cifra che può arrivare a 50mila se si deve mettere in conto anche l'affitto dell'ufficio.

«Gli importi medi su cui le parti si confrontano sono – racconta un mediatore – di 120–130mila euro, perché ci sono molte cause di responsabilità medica». «La nostra società ha formato mille mediatori – aggiunge un altro rappresentante, scandendo, come hanno fatto i colleghi che l'hanno preceduto, il numero di iscrizione del proprio organismo all'elenco degli Adr tenuto dal ministero della Giustizia – che se il sistema cambierà radicalmente, verranno a chiederci conto. Prima a noi e dopo ad Alfano».

La concitazione è tanta. Le voci si sovrappongono più volte. E nel dibattito salta fuori l'altro problema: la mancanza di rappresentatività. «Dobbiamo al più presto costituire un'associazione. Alfano deve capire quanti siamo». «Facciamolo subito», propone più di un presente.

La lettera per il ministro ha, però, maggiore urgenza. Alla fine viene approvata. Ma la costituzione dell'associazione dei mediatori è rinviata solo di qualche giorno. Dopo che qualcuno propone di aprire sulla questione una dibattito su Facebook, si conviene di costituire un comitato di 4-5 persone a cui affidare il compito di preparare lo statuto, che poi sarà ratificato da un notaio, rappresentante – neanche a dirlo – di Adr notariato.

 

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