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I maggiori controlli incrementano il ruling internazionale

I crescenti controlli sul transfer pricing spingono il ruling internazionale. Nell’ultimo biennio l’amministrazione finanziaria ha stretto la morsa sui prezzi di trasferimento e uno dei rimedi assunti dalle multinazionali è quello di condividere preventivamente a tavolino le proprie policy, mettendosi quindi al riparo ex ante da contestazioni.

L’istituto funziona, ma può crescere ancora secondo gli operatori interpellati da ItaliaOggi dopo la pubblicazione del secondo bollettino ruling dell’Agenzia delle entrate (si veda ItaliaOggi di ieri). Finora sono stati sottoscritti 56 accordi unilaterali, 54 sono in corso di trattativa. Sono 19, invece, gli advanced pricing agreements (Apa) bilaterali aperti. Insomma, dopo essersi avvalse della possibilità di protezione da sanzioni introdotta dal dl 78/2010 a fronte del possesso di specifica documentazione, sul transfer pricing le imprese si stanno spingendo verso un livello di trasparenza ancora superiore. «Ritengo l’Apa una sorta di naturale evoluzione dalla logica della t.p. documentation a quella del prevenire è meglio che curare», spiega Davide Bergami, tax partner di Ernst&Young. «È una sorta di compliance avanzata che guarda in maniera fattiva alle enhanced relationship auspicate dall’Ocse. La crisi d’altronde rende necessarie revisioni costanti dei modelli di business che diventano sempre più articolati.

La certezza fiscale può fungere anche da stimolo per attrarre investimenti esteri». L’aumento dei controlli non è però l’unica ragione dell’incremento delle istanze di ruling. «Si è avuta una maggiore presa di coscienza delle multinazionali del fatto che un rapporto collaborativo e trasparente con il fisco giova a entrambe le parti», spiega Aldo Castoldi, partner di Sts Deloitte, «nonché una preparazione sempre migliore dell’ufficio ruling dell’Agenzia. I margini di crescita di questo istituto sono molto significativi». D’altra parte, a fronte di oltre 1.300 società che hanno presentato la t.p. documentation, gli accordi unilaterali perfezionati in materia di prezzi di trasferimento dal 2004 al 2012 sono una sessantina. «Le due grandezze non sono però comparabili», commenta Gianni De Robertis, chief economist di KStudio Associato (Kpmg), «mentre la t.p. documentation idealmente può abbracciare tutte le imprese con attività cross border, il ruling si adatta alle realtà più complesse. In taluni casi le transazioni hanno benchmark oggettivi e minori rischi di rettifica dei prezzi, fermo restando che si tratta pur sempre di valutazioni». Anche l’approccio di trasparenza è diverso. «Nel caso della documentazione», precisa De Robertis, «è necessario comunicare all’Agenzia il possesso, ma l’esibizione avviene solo in caso di controllo. E solo a quel punto se ne conosce la validità. Con il ruling invece tutto avviene in anticipo». Coinvolgendo anche le tax authorities estere, attraverso gli Apa bilaterali o multilaterali, lo sforzo prodotto dalle imprese è ancora maggiore, ma anche la relativa protezione. «In questo scenario di incertezza globale riuscire a quantificare in anticipo e con precisione il costo fiscale è fondamentale», aggiunge Gianni Colucci, tax partner PwC, «gli Apa lo consentono e permettono anche di evitare il rischio di doppie imposizioni. Tuttavia ogni situazione richiede valutazioni ad hoc. La scelta se attivare un ruling «nazionale» o un Apa dipende dal paese interessato. In presenza di amministrazioni finanziarie più attente al tema del transfer pricing (per esempio Usa e Giappone, ndr) l’accordo bilaterale può rivelarsi preferibile». Dal secondo bollettino delle Entrate emerge pure la riduzione del periodo necessario per portare a termine le trattative di ruling (16 mesi). «Lo sforzo dell’Agenzia di ridurre i tempi di gestazione è molto apprezzabile», evidenzia Bergami, «anche alla luce dell’aumentata adozione delle casistiche in cui sono stati adottati profit split». All’estero, peraltro, le tempistiche sono più o meno analoghe. «Talvolta per un Apa può servire addirittura più tempo rispetto all’Italia», aggiunge Castoldi, «tuttavia in alcuni paesi è possibile ottenere una validità retroattiva, cioè fin dal momento di attivazione della procedura (roll back). Se introdotto anche nel nostro paese questo potrebbe essere un ulteriore incentivo alla diffusione di questi istituti». Ma quanto può costare per un’impresa la tranquillità fiscale? Tutto varia in funzione dei volumi, della complessità aziendale e di conseguenza del tempo necessario a chiudere l’accordo: tipicamente, però, tra attività amministrativa e consulenze esterne si va da qualche decina di migliaia di euro fino a qualche centinaia. «Tuttavia i costi andranno man mano riducendosi all’aumentare dell’esperienza nella conclusione di Apa», chiosa Domenico Borzumato, partner Ernst&Young, «allo stesso modo i tempi necessari potranno ridursi quando la consapevolezza del gradimento dei contribuenti verso lo strumento indurrà l’amministrazione finanziaria a potenziare l’organico dell’ufficio ruling, attualmente messo a dura prova dall’elevato numero di richieste». Apprezzata dai professionisti, infine, la procedura di pre-filing, ossia gli incontri preliminari all’attivazione vera e propria del ruling.

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