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I macchinari fiutano la svolta

«C’è un indubbio allineamento fra i vostri interessi e quelli della manifattura nel suo complesso. Voi rappresentate un settore della massima importanza e un termometro dell’economia».
Alberto Baban, vicepresidente di Confindustria e presidente della Piccola Industria più volte durante il suo intervento all’assemblea annuale di Federmacchine si è soffermato sull’importanza del settore per il manifatturiero italiano. Del resto, gli investimenti in macchinari sono la cartina di tornasole della vivacità economica dei settori della nostra industria. E guardando oltre i nostri confini, la capacità delle imprese produttrici di macchinari (4.600 quelle iscritte alle 13 associazioni che fanno capo alla Federazione) di dare alla luce impianti tailor made rappresenta un plus indiscutibile.
Fuori dall’Italia questo è una certezza, come dimostra il 73% di quota export sul totale. E all’estero gli affari vanno sempre meglio. Nel 2013 le esportazioni sono cresciute dello 0,8% su base annua, dopo il +1,1% del 2012, raggiungendo quota 25,6 miliardi: il 5,4% del totale delle esportazioni italiane.
Il tutto a fronte di una produzione complessiva poco sotto i 35 miliardi: -0,5% rispetto all’anno prima dopo il -1,6% del 2012. Un trend calante, quindi, tutto da imputare alla riduzione dei consumi italiani, scesi del 2,5% a 15,6 miliardi (comprensivi di consegne interne e import).
Principali mercati di sbocco sono risultati Cina (2,3miliardi di euro, -2,4%); Usa (2,2 miliardi di, +1,1%); Germania (2 miliardi, -11,5%); Francia (1,5 miliardi di euro, -5,3%). Le sole consegne sul mercato interno, già poco brillanti nel 2012, sono invece diminuite del 3,8%, attestandosi a meno di 9,4 miliardi. «Alla luce di questi numeri – ha affermato il presidente di Federmacchine, Giancarlo Losma – appare evidente che l’industria italiana del comparto ha saputo rispondere ai venti di crisi orientando la propria offerta verso i mercati più vivaci». A conti fatti questa capacità ha in qualche modo sorretto questo macrosettore che con 35 miliardi di volume d’affari alla produzione vale il 2,2% del Pil e il 3,9% degli addetti nell’industria italiana.
«Il 2014 – ha detto Losma – dovrebbe essere di altro tenore e dovrebbe coincidere con la ripresa, seppur moderata, della domanda italiana di macchinari». Una ripresa «certamente favorita anche dalla nuova legge Sabatini che, operativa da marzo, ha finora permesso finanziamenti agevolati per 1,5 miliardi di euro di investimenti in beni strumentali». Da parte di Federmacchine il giudizio è positivo anche sul «decreto 91/2014 che permette il credito di imposta pari al 15% dell’ammontare degli investimenti in macchinari effettuati dal 25 giugno 2014 e con consegna entro il 30 giugno 2015». Su questo però Losma spera in «una modifica che preveda che la data di scadenza del 30 giugno 2015 sia relativa agli ordini raccolti e il termine per la consegna del macchinario sia spostato al 31 dicembre 2015». Altro punto su cui il presidente di Federmacchine invita a riflettere è «il sistema degli ammortamenti liberi sul modello di quanto fatto in Gran Bretagna dove, da aprile, è permesso, nell’anno di acquisto del macchinario fino al 31 dicembre 2015, l’ammortamento totale degli investimenti di beni strumentali fino a un massimo di 600mila euro».
Il presidente di Federmacchine non manca di puntare l’indice verso l’Irap – sollecitando «una riduzione della base imponibile» – ma si sofferma anche sul tema innovazione e sulla obsolescenza dei macchinari. «In tema di innovazione – ha spiegato – è interessante la proposta di Piccola Industria di Confindustria di sviluppare un intervento capace di incentivare le Pmi a iscrivere a bilancio, mettendo a capitale, anche le spese per la ricerca di base, iscrivendole tra le immobilizzazioni immateriali, con possibilità di ammortamento fino al 100% delle spese sostenute nell’esercizio». Sui macchinari obsolescenti «secondo una nostra rilevazione il 25% dei macchinari utilizzati oggi nelle aziende italiane ha più di 10 anni. E il dato va peggiorando». Da qui la proposta di «incentivi alla sostituzione di macchinari obsoleti non solo su base nazionale, ma europea. La necessità di fabbriche moderne e produttive è infatti un tema comune e numerosi Paesi dell’area Euro».

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