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I locatari non pagano la Tasi

Colpo di spugna sulla Tasi per chi è in affitto (non soltanto, quindi, per i proprietari di case). E se il governo intende chiedere all’Ue «nuovi margini di flessibilità» sui conti pubblici, in vista della presentazione il 15 ottobre in parlamento della legge di stabilità, non ci saranno interventi in campo pensionistico per rendere più «soft» l’uscita dal lavoro. È lo scenario delineato ieri dal ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, nel corso del question time nell’aula di Montecitorio dedicato a temi d’attualità fiscale e pensionistica, occasione per confermare, fra l’altro, che venerdì l’esecutivo esaminerà la nota di aggiornamento del Def, Documento di economia e finanza, sottolineando che «l’indebitamento per quest’anno sarà al 2,6%».

Tasi. Imposta sui servizi indivisibili, dunque, cancellata pure per i locatari di un immobile. «È corretto», sono state le parole del titolare di via XX settembre, «un intervento finalizzato all’eliminazione della Tasi per la prima casa sia per possessori, sia per i detentori». E, pertanto, si andrà verso la «modifica della disciplina» della tassa sulla casa principale, «evitando disparità fra i contribuenti». Ma la misura, ha fatto sapere la Confedilizia, «in assenza di specificazioni sarebbe inaccettabile, perché si risolverebbe in un aumento di imposizione sui proprietari che affittano», mentre occorrerebbe non soltanto «eliminare la quota a carico dei detentori», ma «ridurre in via generale il tributo per gli immobili locati».

Legge di Stabilità. La manovra d’autunno «faciliterà l’ulteriore, definitiva uscita da una fase prolungata di recessione», ha sostenuto Padoan, riferendo dell’impegno governativo in corso per «ottenere ulteriori margini di flessibilità previsti dalle regole europee, sia in termini di sforzo di riforme strutturali, che viene ampiamente riconosciuto, sia in termini di contributi agli investimenti».

Pensioni. Pollice verso all’ipotesi di una «ulteriore flessibilità» nel sistema pensionistico, perché graverebbe (troppo) sui conti pubblici. Per il ministro, allentare le maglie dell’uscita dal lavoro, allo stato attuale, comporterebbe «oneri rilevanti strutturali» per l’Erario; va, inoltre, ricordato che sono già in vigore forme di flessibilità, «in particolare per i soggetti con il sistema misto», con possibilità di aderire a un pensionamento anticipato, con il canale indipendente dall’età anagrafica e con elevata anzianità contributiva. Per il numero uno di via XX Settembre, pertanto, i costi di una simile operazione «si manifesterebbero nell’immediato, e questo porrebbe questioni di impatto sul sentiero di aggiustamento della finanza pubblica. Dal punto di vista dei pensionati», a ogni modo, ha avvertito, «eventuali aggravi, o penalizzazioni sarebbero modeste, decrescenti nel tempo, riguardando soggetti per i quali la pensione è già a normativa vigente liquidata per almeno metà del trattamento col sistema contributivo».

Esodati. Correzioni all’orizzonte, al contrario, per togliere dal limbo gli esodati, migliaia di ex dipendenti che hanno abbandonato il posto grazie ad accordi aziendali, ma che le nuove regole della riforma dell’ex ministro Elsa Fornero (214/2011) hanno lasciato privi sia dello stipendio, sia della prestazione previdenziale. Rispondendo a un’interrogazione del M5s, Padoan ha annunciato che «il governo sta valutando la possibilità, l’estensione e l’incidenza di una nuova salvaguardia», dopo che dal 2012 sono stati effettuati sei interventi normativi «che hanno interessato circa 120.000 persone» (l’ultimo nello scorso autunno, si veda ItaliaOggi del 2/10/2014).

Studi di settore. Non è necessario un «adeguamento» per gli studi di settore, giacché «sono stati introdotti correttivi che tengano conto di alcuni effetti specifici della crisi», e si è registrato «un costante aumento percentuale dei soggetti congrui». Così il titolare dell’economia ha replicato al deputato della Lega Nord che invocava la sospensione dello strumento per il 2015-2016, in attesa della riforma fiscale e della revisione dei controlli.

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