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I listini di Wall Street prendono la rincorsa

di Alessandro Chini e Alessandro Magagnoli

Nonostante il peggioramento delle stime di aumento del Pil e il probabile perdurare delle difficoltà dell'occupazione la Borsa Usa potrebbe proseguire nella fase di rialzo che dura ormai da più di due anni. Esistono infatti indizi che sembrano confermare come il rischio di un ritorno in recessione sia remoto e che il rallentamento non sia destinato a sfociare in qualcosa di peggio.

Le condizioni sembrano essere ideali per chi investe in Borsa avendo come riferimento il mercato statunitense: i tassi sono bassi e la crescita non è a rischio, ma procede a un tasso che evita il rischio di surriscaldamenti che potrebbero costringere le autorità monetarie a intervenire. Il fatto che l'indice S&P500 si mantenga in prossimità dei massimi degli ultimi 3 anni, le quotazioni sono infatti allineate con quelle del giugno 2008, non deve quindi stupire. Rimane ora solo un ultimo ostacolo, a 1.380 circa, che potrebbe frenare la crescita dell'indice verso i massimi del 2007 a quota 1.576, ovvero il 78,6% di ritracciamento proprio del ribasso dal picco originato dallo scoppio della crisi dei mutui subprime. Questo riferimento è il più alto tra quelli derivati dalla successione di Fibonacci, sopra rimane solo il 100% di ritorno, ovvero il recupero dei massimi del 2007. L'analisi degli indicatori tecnici di uso più comune, come l'Rsi (Relative strength index) o il Momentum, mostra come l'ascesa dai minimi di giugno, per quanto rapida ed estesa, non abbia comportato lo sforamento in zona di ipercomprato. Anzi, il Momentum calcolato a 21 sedute appare in piena accelerazione ed è appena passato a indicare l'inizio di un trend al rialzo dopo essere stato posizionato al ribasso dal 23 maggio. In attesa che i prezzi si portino sopra 1.380 inviando così un segnale in favore di una ritrovata positività anche in ottica di medio periodo sarà opportuno osservare attentamente il comportamento dell'indice di volatilità, il Vix (Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index), un vero e proprio barometro delle inclinazioni del mercato nei confronti dell'indice S&P500, dal momento che questo si è portato, in corrispondenza della recente fase rialzista dell'indice, in vista di una soglia di supporto importante, quella dei 14 punti. L'indice Vix, oltre a svolgere il ruolo di misuratore della volatilità implicita delle opzioni relative al paniere S&P500, può essere anche usato come uno strumento previsionale di natura "contrarian": quando i valori del Vix scendono in prossimità di soglie storicamente ridotte, e quella dei 14 punti rappresenta il minimo dal luglio del 2007, diventa probabile un rimbalzo che invariabilmente si traduce in una discesa delle quotazioni dell'indice. A essere foriero di inversione ribassista per l'azionario non è quindi tanto la discesa del Vix su valori bassi, ma un suo eventuale rimbalzo, che anticipa l'inizio di un nuovo corso. Se da un lato quindi la rottura di 1.380 sul grafico dell'indice sarebbe la consacrazione della ripresa del rialzo in atto dal luglio del 2010 con obiettivi anche ben distanti da quei valori, tali da fare ipotizzare il proseguimento dell'ascesa per molti mesi, dall'altro un eventuale rimbalzo del Vix, soprattutto se prima i prezzi dello S&P500 non dovessero superare area 1.380, sarebbe un indizio negativo da non sottovalutare. La violazione in successione della media mobile a 200 giorni, passante a 1.270, e della linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009, attualmente in transito a 1.255, confermerebbero l'inizio di una fase correttiva ribassista potenzialmente di lunga durata, in quanto proporzionale all'esteso rialzo visto dai minimi del 2009.

 

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