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I listini crescono ad alta volatilità

I benchmark americani nelle ultime sedute hanno segnato nuovi record storici, uno dopo l’altro. Ma la spinta non viene certo da prospettive entusiasmanti di sviluppo economico, quanto piuttosto dalla certezza che – almeno per ora e per il prossimo futuro – la Federal reserve continuerà a servire di liquidità i mercati a tassi zero.
Allora c’è da chiedersi se, in un contesto opportunistico come l’attuale, i record inanellati dai listini siano solidi o non rischino di rivelarsi, fra qualche settimana o qualche mese, semplicemente una trappola per i rialzisti, pronta a crollare al primo vento contrario.
Se guardiamo allo scenario macro, come dicevamo, non c’è da crogiolarsi nell’ottimismo. Ma neppure da disperarsi. Secondo uno studio di State Street Global Advisors (Ssga) la crescita globale, rallentata progressivamente negli ultimi due anni, si stabilizzerà al 3,2% nel 2013 e riaccelererà al 3,9% nel 2014. Lo sviluppo delle economie avanzate resterà anemico quest’anno, ma dovrebbe riprendersi un po’ il prossimo. Sostanzialmente sotto controllo invece l’inflazione.
In questo contesto le principali banche centrali rimangono estremamente accomodante, con un atteggiamento di fondo che difficilmente cambierà nei prossimi due anni. «Non ci aspettiamo che una banca centrale del G7 possa aumentare i tassi quest’anno, solo la Banca del Canada e la Reserve Bank of Australia potrebbero farlo nel 2014», osserva lo studio di Ssga.
«A fine anno gli indici di Borsa saranno probabilmente un po’ più alti che adesso, anche se nel frattempo potrebbero scendere sotto i valori attuali», osserva Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos.
L’economia americana, aggiunge Fugnoli, non sta crescendo molto, ma è vista come molto solida: «La finanza è sana, l’industria va benino, vi è una ripresa del settore edilizio e l’auto è tornata quasi a regime». A livello federale si intravede un’accelerazione del ciclo che dovrebbe confermarsi all’inizio dell’anno prossimo.
Quella sarà la cartina di tornasole della ripresa statunitense che, in un certo senso, sembrerebbe anticipata oggi dal listino. Però, ammette lo stesso Fugnoli, non è che la Borsa americana sia particolarmente “bella” dal punto di vista dell’investitore. «Però le valutazioni medie sono a 14-15 volte gli utili e, pur se non regalate, restano comunque convenienti – dice –. Soprattutto, con l’Europa che continua a far paura, la Cina che è un punto di domanda e i bond fino a tre anni che rendono davvero poco, la scelta azionaria diventa quasi obbligata».
Ovviamente c’è il rischio, in caso di reversal del ciclo, di perdite. «Però – continua Fugnoli – la Fed farà l’impossibile per evitare la recessione, così come peraltro sta tentando di fare la Cina». Quindi, aggiunge lo strategist di Kairos, «non siamo a livello di allarme rosso per la tenuta dei livelli borsistici e non sarei timoroso nell’investire nei grandi mercati azionari e nelle maggiori società».
Gli Stati Uniti, secondo gran parte degli osservatori, sperano in un’accelerazione della crescita. «Per il momento però questo scenario appare poco realizzabile – scrive uno studio de La Française Am (società di gestione di Crédit Mutuel Nord Europe) – anzi la gran parte degli indici economici riflettono un certo rallentamento della crescita americana nell’inverno 2013, che sembra protrarsi e che si spiega in parte con una riduzione delle esportazioni e indubbiamente degli ordini pubblici. Il settore della costruzione ha ritrovato, tuttavia, un trend positivo dei prezzi e dei volumi che dovrebbe durare nel tempo».
Invece in Europa continua una fase recessiva «che – continua la ricerca della casa francese – va attenuandosi, ma anche protraendosi. In base agli ultimi indicatori potrebbe forse volgere al termine e stabilizzarsi durante l’estate. Tuttavia, sono ben poche le prospettive di una ripresa economica a breve termine. Le vendite al dettaglio hanno subito un ulteriore calo, il clima degli affari nel settore dell’edilizia è in piena depressione, i prestiti al settore privato residente si contraggono, tutti fattori che lasciano poche speranze circa una prossima ripresa dell’attività nell’Eurozona».
Un invito alla cautela, di fronte ai massimi di Wall Street, viene da Francesco Caruso, analista tecnico indipendente e animatore del sito www.cicliemercati.it, secondo il quale la posizione tecnica della Borsa americana è molto delicata – anche nello spread borsa-bond – e mostra forti segnali di top.
«Sono probabili ulteriori correzioni, anche volatili, fra adesso e fine estate – spiega Caruso –: gli Usa sono palesemente in bolla secondo ogni ragionevole parametro di valutazione, ma questo tipo di fasi può durare molti mesi e avere ovviamente sviluppi differenti».
Per ora comunque la crescita continua. «L’S&P che veniva buttato via nel 2009 a 666 – conclude Caruso –, ora viene rincorso a 1.700 punti: un top richiede segnali, non semplici indizi, quindi forse ce lo si strapperà di mano a 1.750 o a 1.800 tra poche settimane. Chi può dirlo? La realtà è che l’attuale “esuberanza” innescata dall’eccesso di liquidità e dai tassi zero è paradossalmente nutrita sia dalle buone sia dalle cattive notizie: può quindi durare ancora e può mantenere il mercato azionario americano “irrazionale” (e magari trascinarne dentro altri) a lungo, più a lungo di quanto la logica, i fattori tecnici e gli stessi fondamentali porterebbero a ritenere. Ma estensione e durata non ridurranno i parametri di rischio, li metteranno ancora di più sotto stress. Tenderanno un elastico già parecchio teso». Che, quando si romperà, potrà fare molto male.

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