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I guardiani della Bce fanno chiarezza sui partner di Veneto Banca

Se a qualcuno, magari distratto dalle retoriche sul territorio, ancora non fosse chiaro il grado di attenzione che la Bce, anche per il tramite della Banca d’Italia, dedica agli istituti protagonisti dell’Unione bancaria continentale, il caso di Veneto Banca della scorsa settimana può risultare utile.
È successo che gli organismi di Francoforte hanno chiesto chiarimenti sulla vicenda della cessione di una quota pari al 51,4 per cento di Bim, la quotata Banca intermobiliare. È il primo caso di intervento diretto della Bce in materia di operazioni bancarie in Italia, che trova legittimazione nel regolamento 486/2014 e, probabilmente, non sarà l’ultimo… La cessione di Bim si è resa necessaria per Veneto Banca per porre rimedio alle esigenze di bilancio. Ad acquisire la quota veneta della banca torinese – storicamente il salotto buono della finanza sotto la Mole, regno incontrastato della famiglia Segre e molto vicina a Carlo De Benedetti – una cordata di cui fan parte proprio i Segre, De Benedetti, Luca Cordero di Montezemolo, la famiglia Giovannone e Duet Bim, un fondo di private equity riconducibile all’Irlanda. A coordinare questa squadra di prim’ ordine è Pietro D’Aguì, già timoniere della Bim prima della cessione alla Veneto Banca targata Vincenzo Consoli e Fabio Trinca, la coppia di vertice che ha guidato l’istituto fino all’aprile 2014. Ebbene, cos’ha da dire la Bce sull’operazione? La Bce ha chiesto un supplemento informativo per dare il via libera all’operazione perché ritiene vi sia stato il mancato rispetto dei requisiti di onorabilità previsti dalla direttiva Crd IV. L’operazione insomma è stata messa in forse – con ricadute sui conti del venditore – per una vicenda di onorabilità che sembra interessare proprio D’Aguì, che è stato amministratore delegato di Bim dal 1998 al 2013 (quindi anche per il primo biennio della proprietà Veneto Banca). Sotto la lente sono tornate alcune ormai lontane vicende che riguardavano la controllata Ipi e, in particolare, i rapporti con l’immobiliarista Danilo Coppola che all’epoca ebbero D’Aguì, Gianclaudio Giovannone e Massimo Segre. Tanto è bastato alla Bce per tirare un colpo al freno. Le controproposte – sembra che l’autorità europea abbia chiesto un passo indietro nella governance e una minor esposizione nel capitale – sono già state presentate, ora si attende la risposta. Ma il segnale è chiaro, per tutti.
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