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I grandi azionisti faranno causa a Vw

ROMA .
Per il Dieselgate Volkswagen è l’ora dei conti. Proseguono, infatti, le perquisizioni nelle sedi europee del gruppo di Wolfsburg, continua l’incertezza sui tempi e le modalità dei richiami (8,5 milioni quelli europei), il potente sindacato tedesco dei metalmeccanici, Ig Metall, minaccia battaglia se a pagare gli errori dei manager fossero i lavoratori e soprattutto arrivano le prime class action che dagli Usa al vecchio continente, rischiano davvero di travolgere bilanci e investimenti futuri della casa tedesca.
L’ultima minaccia è quella annunciata dai grandi azionisti del gruppo pronti a fare causa alla Volkswagen per la cifra record di 40 miliardi di euro. Secondo quanto anticipato dal Sunday Telegraph si tratterebbe, infatti, di un’azione legale per recuperare le enormi perdite in Borsa derivate dal crollo del titolo.
I grandi azionisti avrebbero già affidato il caso a Quinn Manuel, già vincitore di numerose cause per clienti e rappresentanti di gruppi come Google, Sony e Fifa. Il legale è stato contattato dal fondo Bentham (specializzato in finanziamento di cause legali) per preparare un’azione a favore degli azionisti di Volkswagen ed è già al lavoro per contattare altri investitori del gruppo tedesco, compresi i fondi sovrani del Qatar (che controllano il 17 per cento delle azioni) e della Norvegia (2%), per chiedere loro di unirsi all’iniziativa.
L’azione legale dovrebbe partire in Germania in base al Securities Trading Act e secondo quanto riferito dallo stesso Quinn Emanuel, la prima tranche sarà presentata entro febbraio. Lo studio ritiene che aver tenuto segreto a tutto il mondo, ma in particolare ai suoi azionisti (gente che ha investito il proprio denaro nella società), l’uso di strumenti e software per alterare i test di 11 milioni di motori diesel, costituisca una gravissima colpa da parte del management. Danno che inizia dal 2009, ossia da quando il gruppo di Wolfsburg ha iniziato a truccare i suoi propulsori.
Insomma, sul Dieselgate da adesso in poi si fa davvero sul serio. Mettendo insieme le prossime cause e class action (soltanto negli Stati Uniti ne stanno per partire 25), i costi per i richiami e le multe già annunciate per i processi penali, il conto si avvicina pericolosamente ad oltre 80 miliardi di euro, che vuol dire circa otto volte gli utili del 2014.
Ma non finisce qui. Nel frattempo, infatti, proseguono le altre azioni giudiziarie. La polizia francese, dopo la Guardia di finanza italiana, ha effettuato un blitz nel quartier generale Volkswagen di Villers-Cotterets, vicino Parigi, sequestrando documenti e computer. Una perquisizione a sorpresa compiuta venerdì ma rivelata soltanto ieri dal Journal du Dimanche e successivamente confermata da una portavoce della casa tedesca e dalla procura francese. Un’operazione che rientra nel quadro dell’indagine preliminare aperta riguardo al Dieselgate Volkswagen che in Francia coinvolge circa 950 mila vetture con la centralina taroccata.
E a proposito di centraline o “defeat device” come le hanno immediatamente battezzate in Usa, la Reuters riferisce che il costruttore ne aveva create diverse versioni per manipolare i test sulle emissioni, alterando i suoi software illegali per almeno quattro tipi di motori. Tra le fonti ci sono un manager di Volkswagen e un funzionario Usa vicino a un’indagine sulla società. I portavoce del gruppo tedesco per Europa e Usa si sono rifiutati di commentare in quanto esistono indagini in corso da parte della compagnia e delle autorità. Quello che invece hanno cominciato a fare è “chiedere scusa per riconquistare la fiducia”. In Italia, attraverso l’acquisto di pagine sui principali giornali. Che però, almeno al momento, sono indirizzate solo ai “clienti Volkswagen”. E Audi, Skoda e Seat che fine hanno fatto?
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