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I Governi Ue rilanciano gli aiuti Esm alle banche

A poco più di una settimana dal prossimo vertice dell’Unione di metà ottobre l’obiettivo del presidente del Consiglio europeo emerge sempre più chiaramente: dare nuovo impulso al processo che dovrebbe portare da qui alla fine dell’anno alla centralizzazione della vigilanza creditizia alla Banca centrale europea. Herman Van Rompuy vuole andare oltre le divisioni delle ultime settimane, e rilanciare le trattative sulla ricapitalizzazione diretta delle banche.
La settimana appena iniziata è dedicata al negoziato finale che porterà a un accordo politico nel vertice del 18-19 ottobre. Il piatto forte è ancora una volta la riforma della zona euro, con l’approvazione di un primo rapporto preliminare. Due giorni fa il gabinetto Van Rompuy ha trasmesso ai 27 un primo canovaccio di comunicato finale che riassume a grandi linee i pilastri su cui si dovrebbe basare la riforma: unione bancaria, unione di bilancio, unione economica e unione politica.
Interessante è la parte dedicata all’unione bancaria: «L’Eurogruppo – si legge nel documento – elaborerà gli esatti criteri operativi che gestiranno le ricapitalizzazioni dirette delle banche da parte dell’Esm, nel pieno rispetto del comunicato del vertice della zona euro del 29 giugno». La frase non è banale. Di recente, in un comunicato Germania, Finlandia e Olanda hanno messo in dubbio l’intesa, proponendo paletti all’uso diretto dell’Esm una volta centralizzata la vigilanza creditizia.
«C’è il desiderio di andare oltre la lettera dei tre, probabilmente scappata di mano – spiega un responsabile europeo – L’obiettivo a questo punto è di riportare il processo decisionale ai massimi livelli politici e dare un mandato chiaro ai ministri». In questo senso, sempre in questo documento si legge: «Il Consiglio europeo invita i legislatori a procedere in via prioritaria con il lavoro sulle proposte legislative relative al meccanismo unico di vigilanza». Non sarà facile.
Ieri all’Ecofin in Lussemburgo i contrasti tra i 17 della zona euro e i 10 dell’Unione europea sono stati evidenti, nonostante la presidenza cipriota abbia proposto varie ipotesi di compromesso. Tra queste la possibilità per un Paese extra zona euro di abbandonare la vigilanza bancaria targata Bce «in qualsiasi momento». La Commissione si è detta pronta ad allentare gli obblighi delle autorità nazionali a rendere conto alla Bce, anche per venire incontro ai Paesi che non appartengono alla moneta unica.
Detto ciò, l’impegno a spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani è tornato in agenda. Le ultime riunioni hanno mostrato il desiderio di concludere rapidamente l’iter decisionale che dovrebbe portare alla una sorveglianza bancaria europea. La stessa Germania sembra essere più morbida, anche perché il canovaccio di comunicato finale specifica che «l’adozione di un meccanismo unico di vigilanza dovrebbe essere soggetto a intese che prevedano un’adozione a stadi».
Curiosamente la stessa espressione è stata usata ieri dal presidente della Bce Mario Draghi. Parlando davanti a una commissione parlamentare qui a Bruxelles, il banchiere centrale ha spiegato: «Non si può pensare che la Bce si assuma l’onere della vigilanza da un giorno all’altro. Un anno sarà necessario per un’entrata a regime». Ciò detto, «è importante che il regolamento che permetterà il passaggio della sorveglianza dagli stati membri alla Bce entri in vigore fin dal 1° gennaio 2013».
C’è il tentativo di trovare un compromesso tra le paure tedesche per una riforma affrettata e le pressioni di molti Paesi perché si faccia velocemente. Interessante notare che in precedenza Van Rompuy aveva chiesto alla Commissione di modificare due proposte, sulle garanzie dei depositi e sulla risoluzione delle banche, perché prevedessero la responsabilità in solido. Il documento distribuito lunedì stabilisce che per ora i due testi in discussione, basati sul coordinamento nazionale, sono sufficienti.
Draghi stesso ha sostenuto ieri che la necessità di infondere «fiducia impone tempistiche diverse» per i diversi tasselli. Prima la vigilanza e poi il resto. Su un altro fronte, quello di un possibile bilancio della zona euro, la bozza di conclusioni del vertice stabilisce che questo nuovo strumento non dovrebbe essere collegato al bilancio comunitario. Anche in questo caso, il tentativo di Van Rompuy è di tranquilizzare tutti quei Paesi che temono sovrapposizioni senza tradire l’ambizione della riforma della zona euro.

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