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I giudici passano al vaglio le notifiche «alternative»

Attenzione alle notifiche. La legge fissa infatti procedure precise per la consegna ai destinatari degli atti del processo civile. Non rispettarle può portare a ricorsi bocciati e a sentenze sfavorevoli. Tanto che proprio le notifiche sono spesso oggetto di contestazioni in giudizio.
In particolare, i giudici sono chiamati a valutare le notifiche alternative, previste dal Codice di procedura civile quando non è possibile eseguire la consegna «nelle mani proprie del destinatario», come indica l’articolo 138 dello stesso Codice di rito.
Le notifiche ai familiari
In base all’articolo 139 del Codice di procedura civile, se la notifica non avviene con la consegna direttamente al destinatario, deve essere fatta nel suo Comune di residenza, presso l’abitazione o il luogo di lavoro. E se il destinatario non si trova, l’atto deve essere consegnato «a una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda».
La Cassazione ha confermato che se un atto viene consegnato a un familiare convivente, si deve presumere che il documento sia giunto nella sfera di conoscibilità del destinatario. Con la sentenza 20651/2013, i giudici si sono pronunciati sul ricorso presentato da una delle parti, dopo che una lite si era conclusa con la cassazione della sentenza, per affermare la nullità del giudizio di rinvio perché la notifica postale dell’atto di riassunzione era avvenuta nelle mani del figlio convivente. Ma per la Corte di legittimità la notifica è valida perché la dichiarazione di convivenza fornisce sufficienti garanzie circa l’effettività della consegna, che rendono superfluo l’avviso al destinatario attraverso l’invio di una raccomandata previsto, invece, quando il documento è consegnato al portiere o a un vicino (articolo 139, comma 4, del Codice di procedura civile).
La convivenza, però, non si può presumere nel caso in cui nella relata di notifica – che l’ufficiale giudiziario deve redigere in base all’articolo 148 del Codice di procedura civile – manca l’indicazione del luogo di notifica al familiare. Lo ha precisato il Tar Napoli che, con la sentenza 1165/2013, ha accolto il ricorso di una donna che aveva chiesto l’annullamento di un provvedimento di diniego comunale – oppostole a un intervento specificato in Dia – poiché tardivo: era decorso il termine perentorio di 30 giorni per l’esercizio del potere inibitorio, senza che le fosse stata notificata alcuna diffida a non intraprendere i lavori. O meglio, la notifica era stata eseguita, ma nelle mani della figlia, non appartenente al nucleo familiare, altrove residente, e l’indirizzo non era stato indicato. La Cassazione ha poi confermato di recente (con la sentenza 19021/2013) che la relata di notifica non fa fede fino a querela di falso circa l’attestazione che il luogo di notifica corrisponda a quello di residenza del destinatario.
Per chi risiede all’estero
Occorre applicare regole particolari per la notifica degli atti ai cittadini italiani che risiedono all’estero. Intanto, se il destinatario residente all’estero ha un domicilio in Italia, è possibile la notifica nel domicilio. La Cassazione, con la sentenza 21896 del 25 settembre 2013, ha chiarito che è regolare la notifica fatta presso la sede italiana dell’impresa individuale del cittadino residente all’estero, se il giudice di merito l’ha ritenuta suo domicilio. Infatti, secondo i giudici, nell’ipotesi di destinatario privo di residenza nazionale, ma domiciliato in Italia non trova diretta applicazione l’articolo 139 del Codice di procedura civile, che impone di cercare il destinatario nel Comune di residenza e, solo se questa non è nota, nei Comuni di dimora e di domicilio. Le risultanze anagrafiche hanno, dunque, solo valore presuntivo circa l’abituale effettiva dimora, che è accertabile con ogni mezzo. Nulla vieta, perciò, di valorizzare il domicilio, quale collegamento rilevante del destinatario con il luogo italiano.
Invece, per la notifica presso la residenza all’estero occorre acquisire l’indirizzo dai registri Aire. Ma se i dati anagrafici mancano, anche se per inerzia del destinatario, la Cassazione ha chiarito (da ultimo con la sentenza 1608/2012) che occorre fare «ulteriori ricerche» presso l’ufficio consolare prima di seguire la procedura dell’articolo 143 del Codice di procedura civile per le notifiche alle persone di residenza, dimora e domicilio sconosciuti: il deposito nella casa comunale dell’ultima residenza del destinatario o del luogo di nascita o, se sono ignoti, la consegna al Pm.
In generale, nelle notifiche all’estero, in base all’articolo 142 del Codice di procedura civile, occorre rispettare le forme previste dalle convenzioni internazionali. E queste convenzioni (secondo la sentenza 99/2012 del tribunale di Arezzo) limitano – se ci sono esigenze particolari – il potere del giudice, di cui all’articolo 151 del Codice di rito, di ordinare la notifica in modo diverso da quello stabilito dalla legge.

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